

Infertilità e
trattamenti di PMA
Servizi medici specialistici di Medicina, Psicologia e Sessualità
“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio.
Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità, disperazione”
Marina Cvetaeva
Tutte le Terapie e i Servizi disponibili
GINECOLOGIA DELL’INFERTILITA’
- CONSULENZA FERTILITA’ DI COPPIA
È un incontro delicato e prezioso in cui la coppia viene accolta e ascoltata da uno specialista per comprendere insieme il desiderio di avere un figlio e le eventuali difficoltà nel concepimento. Non è solo un momento medico, ma anche uno spazio di dialogo, rispetto e sostegno. Durante la consulenza il medico raccoglie la storia clinica di entrambi i partner, propone eventuali esami e spiega con chiarezza le possibili strade da percorrere. Si parla di salute, emozioni, aspettative e si costruisce un percorso su misura. La consulenza per la fertilità è un primo passo per prendersi cura del sogno di diventare genitori!
- SCREENING FERTILITA’ FEMMINILE
La consulenza ginecologica per la fertilità è un momento di attenzione e accompagnamento, pensato per aiutare la donna a comprendere meglio la propria salute riproduttiva e affrontare con serenità eventuali difficoltà nel concepimento. Lo specialista in medicina della riproduzione raccoglie la storia personale, familiare e clinica della paziente e individua le soluzioni più adatte (come integratori, cambiamenti nello stile di vita o tecniche di procreazione medicalmente assistita) per aumentare le possibilità di gravidanza.
In base a questa anamnesi, propone una serie di esami mirati per capire come funzionano ovaie, utero e tube di Falloppio.
- COLPOSCOPIA
È un esame ginecologico di prevenzione, che permette di osservare da vicino il collo dell’utero, la vagina e la vulva, per controllare che siano in salute. Si usa uno strumento simile a una lente d’ingrandimento, senza dolore né contatto diretto. È richiesta dopo un Pap test con risultati incerti o per monitorare piccole alterazioni cellulari. Dura pochi minuti e il colposcopista può applicare una soluzione per vedere meglio i tessuti, che può dare una sensazione di freschezza o lieve fastidio.
- ISTEROSCOPIA DIAGNOSTICA
È un esame che permette al ginecologo di guardare dentro l’utero usando una piccola telecamera.
Serve per capire se ci sono polipi, fibromi o altri cambiamenti che possono causare disturbi come perdite di sangue o difficoltà a restare incinta. Si fa in ambulatorio, è veloce e non richiede tagli o anestesia.
- ISTEROSALPINGOGRAFIA
È un esame con radiografia che mostra la forma dell’utero e se le tube sono aperte o bloccate.
Viene spesso richiesto quando ci sono problemi di fertilità o si sospettano infiammazioni.
Si usa un liquido di contrasto per “vedere meglio” e capire se tutto funziona come dovrebbe.
- BIOPSIA ENDOMETRIALE
Consiste nel prelievo di un piccolo frammento della mucosa dell’utero (endometrio) per analizzarlo.
Serve per capire la causa di perdite di sangue anomale o per controllare lo stato dell’endometrio.
È un esame rapido, che può aiutare a scegliere la cura più adatta.
- CICLO MONITORAGGI OVULAZIONE
È un percorso di controlli che aiuta a capire quando avviene l’ovulazione, cioè il momento in cui l’ovulo è pronto per essere fecondato. Si esegue con ecografie transvaginali ripetute in giorni precisi del ciclo, per osservare la crescita del follicolo e lo spessore dell’endometrio.
Può includere anche esami ormonali e, in alcuni casi, il dosaggio della LH o la valutazione della temperatura basale. È un aiuto prezioso per chi cerca una gravidanza, perché permette di individuare il periodo più fertile con precisione e serenità.
- ANALISI GENETICHE
Gli esami genetici femminili per la fertilità servono a capire se ci sono alterazioni nei geni o nei cromosomi che possono ostacolare il concepimento. Sono test di approfondimento, utili quando ci sono difficoltà a rimanere incinta senza cause evidenti o aborti ripetuti.
Studio del cariotipo
È un esame del sangue che analizza il numero e la forma dei cromosomi. Serve a scoprire se ci sono anomalie genetiche che possono influire sulla fertilità o aumentare il rischio di aborto spontaneo.
Test genetici specifici
Questi test cercano mutazioni legate a condizioni come Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), Trombofilia ereditaria (che può causare problemi di impianto o aborti ripetuti), alterazioni nei geni che regolano la funzione ovarica o la qualità degli ovociti, Analisi del DNA mitocondriale
- ESAMI INFETTIVOLOGICI
Servono per escludere infezioni che potrebbero ostacolare il concepimento, ad esempio:
- Clamidia
- Microplasma e Ureoplasma
- Gonorrea
- Papillomavirus (HPV)
- Sifilide.
Si effettuano con tamponi vaginali e cervicali o con prelievo del sangue.
- SCREENING FERTILITA’ MASCHILE
Quando una coppia non riesce ad avere figli dopo un anno di rapporti non protetti, è importante indagare anche la salute riproduttiva maschile. Gli esami aiutano a capire se ci sono cause fisiche, ormonali o legate allo stile di vita, e permettono di costruire un percorso di cura su misura. Parlare di fertilità maschile è un atto di responsabilità e amore: significa prendersi cura del progetto di genitorialità insieme.
- Spermiogramma: è un esame di laboratorio che analizza il liquido seminale per valutare la fertilità maschile. Questo test misura diversi parametri del seme, tra cui: volume, concentrazione degli spermatozoi, motilità, morfologia, vitalità, analisi del pH, della viscosità e la presenza di eventuali globuli bianchi o altre cellule anomale nel liquido seminale.
- Visita andrologica: l’andrologo procede all’anamnesi e all’esame fisico del paziente, che può includere palpazione dei genitali per valutare eventuali anomalie. Possono essere prescritti esami aggiuntivi come quelli qui riportati.
- Ecocolordoppler scrotale: è un esame diagnostico non invasivo che utilizza ultrasuoni e l'effetto Doppler per valutare la vascolarizzazione dei testicoli e delle vie seminali. Questo test è particolarmente utile per diagnosticare condizioni come il varicocele, che è una dilatazione delle vene nello scroto, o per monitorare il flusso sanguigno arterioso e venoso.
- Dosaggi ormonali: FSH, LH, Testosterone.
- ESAMI GENETICI
Sono fondamentali per identificare anomalie genetiche che potrebbero influire sulla fertilità e sono spesso raccomandati in caso di infertilità inspiegata o di anomalie rilevate nello spermiogramma.
Analisi del cariotipo
Esamina il numero e la struttura dei cromosomi per rilevare anomalie genetiche.
Test di frammentazione del DNA spermatico
Valuta la qualità del DNA negli spermatozoi, utile per comprendere problemi di fertilità e aborti ricorrenti.
Analisi del microdelezione del cromosoma Y
Rileva alterazioni genetiche che possono influire sulla spermatogenesi.
Fish Test per ricerca di aneuploidie sul liquido spermatico
E’ un'analisi genetica avanzata utilizzata per rilevare anomalie cromosomiche negli spermatozoi. Questo test è particolarmente utile per identificare aneuploidie, ovvero alterazioni nel numero di cromosomi che possono influire negativamente sulla fertilità maschile.
- Ecografia prostatica transrettale: è un esame diagnostico che utilizza una sonda ecografica inserita nel retto per visualizzare la prostata in modo dettagliato. Questo consente di ottenere immagini ad alta precisione, utili per diagnosticare condizioni come l'ipertrofia prostatica benigna, il tumore alla prostata o infiammazioni delle vie seminali o per effettuare una diagnosi di infertilità maschile o azoospermia ostruttiva.
- Ecografia dell’apparato urinario: è un esame diagnostico non invasivo che utilizza ultrasuoni per valutare la salute dei reni, della vescica e della prostata. È particolarmente utile poiché può identificare anomalie che potrebbero influire sulla capacità riproduttiva e perché aiuta a monitorare condizioni come infezioni o infiammazioni che potrebbero compromettere la fertilità.
- Esami infettivologici maschili:
Spermiocoltura
Analizza il liquido seminale per rilevare infezioni batteriche o micotiche.
Tampone uretrale
Identifica infezioni a livello dell'uretra, come clamidia o gonorrea.
Esami sierologici
Test per malattie sessualmente trasmissibili (MST) come HIV, sifilide, epatite B e C.
Analisi delle urine
Servono ier rilevare infezioni del tratto urinario che potrebbero influire sulla fertilità.
- CONSULENZA PMA (PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA)
È un primo incontro con uno specialista per ascoltare la storia della coppia, capire le difficoltà nel concepimento e valutare insieme il percorso più adatto, come PMA di I o II livello, Omologa o eterologa, programmare eventuali esami e trattamenti da effettuare. E uno spazio di ascolto, informazione e orientamento, dove si costruisce un piano su misura, con rispetto e chiarezza. - CONSULENZA PMA + ECOGRAFIA + VISITA GINECOLOGICA
Oltre al colloquio, la donna viene visitata e si esegue un’ecografia transvaginale per osservare utero e ovaie. Questo permette di avere un quadro più completo della salute riproduttiva e di personalizzare meglio il percorso. - CONSULENZA PMA + ECOGRAFIA GINECOLOGICA + TAMPONI VAGINALI + PAP TEST
È una valutazione ancora più approfondita: oltre alla visita e all’ecografia, si eseguono tamponi per escludere infezioni e un Pap test per controllare il collo dell’utero. È un modo accurato e delicato per prendersi cura della fertilità e della salute intima.
- CICLO MONITORAGGI PMA
Il ciclo di monitoraggi nella PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) è una fase fondamentale del percorso, in cui si osservano con attenzione i cambiamenti ormonali e la crescita dei follicoli ovarici. Serve a personalizzare il trattamento e scegliere il momento migliore per il prelievo ovocitario o l’inseminazione.Include:
- ecografie transvaginali per controllare lo sviluppo follicolare
- esami del sangue per monitorare i livelli ormonali (come estradiolo, LH, progesterone)
- valutazioni cliniche per adattare dosaggi e tempi
- ESAMI DEL SANGUE PMA
Gli esami del sangue per la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) sono fondamentali per valutare la salute riproduttiva della donna e dell’uomo, e per personalizzare il percorso di trattamento con delicatezza e precisione. Possono includere: dosaggi ormonali (come FSH, LH, estradiolo, progesterone, AMH) per capire la funzionalità ovarica; emocromo, glicemia, tiroide e coagulazione per valutare lo stato generale di salute; test infettivologici (come HIV, epatiti, rosolia, toxoplasmosi) per garantire sicurezza nel percorso; esami genetici o immunologici, se indicati.
- CONSULENZA GENETICA E INDAGINI GENETICHE
La genetica è la branca della medicina che studia il patrimonio ereditario, cioè le informazioni contenute nei nostri geni. La consulenza genetica è un incontro delicato e di scambio di informazioni con uno specialista, pensato per aiutare le persone a comprendere se esistono predisposizioni ereditarie a certe malattie, o per chiarire dubbi legati alla salute familiare. Aiuta a fare scelte consapevoli, con rispetto, delicatezza e attenzione alla storia personale e familiare.
In alcuni casi, alla consulenza si affiancano esami specifici (test genetici) che analizzano il DNA per individuare eventuali mutazioni o rischi. Questi strumenti sono utili in molte situazioni, come:
- Quando in famiglia ci sono malattie ereditarie (es. tumori, malattie neurologiche, cardiache).
- In gravidanza, per valutare il rischio di trasmettere condizioni genetiche al bambino.
- In caso di infertilità, aborti ripetuti o anomalie cromosomiche.
- INDAGINI GENETICHE DI COPPIA
Sono esami che aiutano a capire se due persone, prima di avere un figlio, possono essere portatori di malattie genetiche trasmissibili. Si fanno con un semplice prelievo di sangue e permettono di valutare il rischio di trasmettere alcune condizioni ereditarie, anche se i futuri genitori stanno bene e non hanno sintomi. Queste indagini sono particolarmente utili in caso di familiarità per certe malattie, aborti ripetuti o difficoltà nel concepimento. È un gesto di cura e prevenzione, che permette di affrontare il percorso genitoriale con maggiore consapevolezza e serenità.
- NUTRIZIONE E INFERTILITA’
La nutrizione e l’infertilità sono strettamente collegate: alcuni alimenti o macronutrienti favoriscono l’equilibrio ormonale, migliorano la qualità degli ovociti e degli spermatozoi, e sostengono il benessere generale.
- VISITA NUTRIZIONALE INFERTILITA’
È un incontro con un nutrizionista che aiuta a capire come mangiare in modo sano e utile per sostenere la fertilità. Si parla di alimenti utili, abitudini da migliorare e piccoli consigli pratici che possono aiutare il corpo a prepararsi meglio alla gravidanza o migliorare la fertilità.
- IMMUNOLOGIA E INFERTILITA’
L’immunologia è la branca della medicina che si prende cura del sistema immunitario, cioè delle difese naturali del nostro corpo. L’immunologia e l’infertilità sono collegate quando il sistema immunitario, invece di proteggere, ostacola il concepimento o l’impianto dell’embrione. In alcuni casi, il corpo può reagire in modo eccessivo o confuso, creando infiammazioni o difese che rendono difficile iniziare una gravidanza.
- VISITA IMMUNOLOGICA PER L’INFERTILITÀ
È una visita con uno specialista che controlla se il sistema immunitario può creare ostacoli al concepimento. Serve a capire se ci sono infiammazioni o reazioni auto-immuni che disturbano l’impianto dell’embrione, e a trovare soluzioni su misura specie dopo ripetuti tentativi infruttuosi di concepimento naturale o di PMA.
- DIABETOLOGIA
È la branca della medicina che si prende cura del diabete e delle sue complicazioni, aiutando le persone a gestire in modo consapevole e sereno la glicemia, l’alimentazione, lo stile di vita e le terapie. Il diabetologo accompagna ogni paziente con attenzione, competenza e ascolto, per costruire un percorso di salute su misura.
- VISITA DIABETOLOGICA NELL’INFERTILITA’
La visita diabetologica nell’infertilità è utile per controllare se alterazioni della glicemia o disturbi metabolici possono influire sulla capacità di concepire. Il diabetologo valuta la salute metabolica della persona, con attenzione a insulino-resistenza, diabete, sovrappeso o sindrome dell’ovaio policistico. È una visita che aiuta a creare un terreno più favorevole alla gravidanza.
- ENDOCRINOLOGIA NELL’INFERTILITA’
L’endocrinologia nell’infertilità si occupa di studiare gli ormoni che regolano il ciclo mestruale, l’ovulazione e la salute riproduttiva. Quando questi ormoni, come il TSH, sono sbilanciati, o c’è un malfunzionamento delle ghiandole endocrine può diventare più difficile concepire.
- VISITA ENDOCRINOLOGICA ED ECOGRAFIA TIROIDE
Una visita endocrinologica serve a controllare il funzionamento delle ghiandole endocrine (come tiroide, ipofisi, ovaie), individuare eventuali squilibri ormonali che ostacolano la fertilità, impostare terapie mirate per ristabilire l’equilibrio.
L’ecografia tiroidea è spesso parte della visita, perché la tiroide ha un ruolo importante nella regolazione ormonale e nella preparazione del corpo alla gravidanza.
È un controllo semplice, che può fare la differenza nel percorso verso la genitorialità.
- SENOLOGIA E INFERTILITA’
La senologia nell’infertilità si occupa della salute del seno, un aspetto importante da monitorare prima e durante un percorso di gravidanza. Alcuni trattamenti ormonali utilizzati nella PMA possono influenzare i tessuti mammari, per questo è utile fare controlli specifici.
L’ecografia senologica è un esame semplice e non invasivo che permette di osservare il seno in modo dettagliato, individuando eventuali noduli, cisti o cambiamenti legati agli ormoni.
È un gesto di prevenzione e cura, che aiuta ogni donna a sentirsi più sicura e protetta lungo il suo cammino verso la maternità.
- UROGINECOLOGIA
È una disciplina che si prende cura della salute intima femminile, unendo competenze di ginecologia e urologia. L’uroginecologo accompagna le donne in momenti delicati, intervenendo su disturbi dell’apparato urinario, genitale e ano-rettale con attenzione, rispetto e competenza.
Il percorso di cura è sempre personalizzato: può includere terapie farmacologiche, riabilitazione del pavimento pelvico e, quando necessario, interventi chirurgici.
L’obiettivo è restituire benessere, funzionalità e serenità, accompagnando ogni donna con delicatezza e ascolto.
- VISITA UROGINECOLOGICA
La visita uroginecologica può essere utile nel percorso di infertilità perché aiuta a controllare se ci sono problemi nella zona pelvica che potrebbero ostacolare il concepimento. Il medico valuta la salute di vescica, vagina, utero e pavimento pelvico, per capire se tutto funziona bene. Può servire a escludere infezioni o infiammazioni che disturbano l’ambiente vaginale; verificare la presenza di cisti, fibromi o prolassi; controllare che il pavimento pelvico sia in equilibrio. È una visita delicata ma importante, che aiuta a preparare il corpo ad accogliere una gravidanza.
- ONCO-UROLOGIA
L’onco-urologia è una branca specialistica che si prende cura delle persone con tumori dell’apparato urinario e genitale maschile, come quelli di rene, vescica, prostata e testicoli. Unisce competenze urologiche e oncologiche per offrire diagnosi, trattamenti e accompagnamento personalizzato, sempre con attenzione alla qualità della vita e al benessere emotivo del paziente.
PRIMA VISITA ONCO-UROLOGICA
È un momento delicato ma prezioso. Lo specialista ascolta la tua storia clinica, valuta gli esami già effettuati e propone eventuali approfondimenti. Si costruisce insieme un percorso di cura su misura, con spiegazioni chiare e spazio per domande e dubbi.
VISITA DI CONTROLLO ONCO-UROLOGICA
Serve a monitorare l’andamento della malattia o gli effetti del trattamento. Si rivedono insieme gli esami, si valuta lo stato di salute generale e si adattano le cure se necessario. È anche un’occasione per rafforzare il dialogo e il sostegno.
- ANDROLOGIA NELL’INFERTILITA’
L’andrologo è lo specialista che si occupa della salute riproduttiva maschile. La sua valutazione è importante per capire se ci sono difficoltà legate alla qualità o alla funzionalità degli spermatozoi e a trovare soluzioni su misura per te.
- Lettura del liquido seminale
È l’esame base per valutare la fertilità maschile. Analizza quantità, motilità e forma degli spermatozoi, e aiuta a capire se ci sono alterazioni che possono ostacolare il concepimento.
- Esame frammentazione del DNA seminale
Controlla se il DNA degli spermatozoi è integro. Una frammentazione elevata può rendere più difficile la fecondazione o l’impianto dell’embrione. È utile soprattutto nei casi di fallimenti ripetuti o aborti spontanei.
- Ecografia testicolare
È un esame semplice e indolore che permette di osservare i testicoli e le strutture vicine. Serve a individuare varicocele, cisti o altre condizioni che possono influire sulla produzione degli spermatozoi.
- OSTEOPATIA NELL’INFERTILITA’
L’osteopatia nell’infertilità è un approccio dolce e manuale che aiuta il corpo a ritrovare equilibrio e funzionalità, favorendo un ambiente più armonico per il concepimento. L’osteopata lavora su tensioni, posture e blocchi che possono influire sul sistema riproduttivo, sulla circolazione e sull’assetto ormonale. Può essere utile per migliorare la mobilità del bacino e dell’utero, ridurre lo stress e favorire il rilassamento, sostenere il corpo durante i trattamenti di PMA.
- SOSTEGNO PSICOLOGICO NELL’INFERTILITA’
Vivere l’infertilità può essere un’esperienza intensa, fatta di attese, speranze, delusioni e domande profonde. Il sostegno psicologico offre uno spazio sicuro dove poter esprimere tutto questo, senza giudizio: esso aiuta a gestire l’ansia e lo stress legati ai trattamenti, affrontare il dolore di eventuali fallimenti o perdite, ritrovare fiducia nel corpo e nel percorso.
È un accompagnamento emotivo che dona respiro, forza e consapevolezza, in un momento in cui tutto sembra fragile.
- CONSULENZA PSICOLOGICA NELL’INFERTILITÀ
È un incontro con uno psicologo esperto, dedicato a chi sente il bisogno di comprendere meglio le proprie emozioni, i pensieri e le reazioni legate al desiderio di genitorialità.
Può essere utile per elaborare vissuti complessi o ambivalenti, sostenere la coppia nel dialogo e nelle scelte, prepararsi con maggiore serenità ai passaggi della PMA.
Ogni colloquio è costruito su misura, con rispetto e delicatezza.
- CONSULENZA SESSUOLOGICA NELL’INFERTILITÀ
La sessualità può cambiare durante il percorso di infertilità: può diventare meccanica, fonte di tensione o perdere spontaneità. La consulenza sessuologica aiuta a ritrovare il piacere, la complicità e il contatto emotivo nella coppia.
Serve a: affrontare eventuali difficoltà sessuali legate allo stress o ai trattamenti, riscoprire un’intimità libera da pressioni, rafforzare il legame affettivo.
- GRUPPI DI CONDIVISIONE EMOTIVA NELLA PMA
Sono incontri tra persone che stanno vivendo lo stesso percorso. Parlare, ascoltare e condividere emozioni aiuta a sentirsi meno soli, più compresi e sostenuti. Nei gruppi si può: raccontare la propria esperienza in un clima accogliente, ricevere conforto e nuove prospettive, creare legami. È un cerchio di empatia, dove ogni storia trova spazio e valore.
Medicina e Infertilità
FERTILITÀ ED INFERTILITÀ
La fertilità umana è relativamente bassa e influenzata da fattori come età, salute e stile di vita. Una coppia sana con rapporti regolari ha il 20-25% di probabilità di concepire ogni mese se la donna ha meno di 30 anni; percentuale che scende al 10% dopo i 35 anni e al 5% dopo i 40. Tuttavia, grazie al “tasso cumulativo”, circa l’80-85% delle coppie concepisce entro un anno, e fino al 90-95% entro due. Con l’età diminuiscono anche i rapporti sessuali, incidendo sui risultati.
A livello globale, la fertilità è in calo: si contano circa 80 milioni di persone infertili nel mondo e il 30% delle coppie italiane presenta problemi di infertilità. Nel 2023, si potrebbe aver registrato il primo calo globale sotto la soglia di sostituzione. In Italia, il 4% delle gravidanze avviene tramite fecondazione assistita.
L’OMS definisce l’infertilità come l’assenza di concepimento dopo 6-12 mesi di rapporti non protetti. Le tipologie principali sono:
- Infertilità primaria, quando una coppia non riesce a concepire dopo un anno di rapporti regolari.
- Infertilità secondaria, quando non si riesce a concepire ulteriori figli dopo una gravidanza precedente.
Cause principali di infertilità femminile:
- 33% fattore tubarico
- 17% ridotta riserva ovarica
- 17% endometriosi
- 15% infertilità endocrina ovulatoria
- 15% fattore multiplo (incl. cancro)
- 2% poliabortività
- 1% cause genetiche
Cause principali di infertilità maschile:
- 30% varicocele
- 30% infertilità idiopatica
- 25% infiammazione genitale
- 8% alterazioni ormonali
- 8% patologie testicolari
- 5% fattori iatrogeni (da farmaci)
- 5% disfunzioni sessuali
- 4% patologie oncologiche
Età e fertilità femminile
La fertilità femminile è fortemente legata all’età riproduttiva. È cruciale che le donne siano informate sull’impatto dell’età e, dopo i 35 anni, ricevano supporto già dopo sei mesi di tentativi falliti.
Il declino naturale e irreversibile della qualità e quantità degli ovociti (atresia) inizia già durante la vita fetale: intorno alla 20ª settimana di gestazione si contano 6–7 milioni di ovociti, che scendono a 1–2 milioni alla nascita, 300–500 mila alla pubertà, 25 mila a 37 anni e appena 1.000 verso i 51 anni (età media della menopausa negli USA).
Due età critiche per la fecondità sono:
- 32 anni: primo calo significativo
- 37 anni: secondo declino rapido, con peggioramento nella qualità degli ovociti e aumento dell’FSH.
Con l’età avanzata aumenta il rischio di anomalie genetiche (come le trisomie) e il tasso di aborti spontanei. Le anomalie cromosomiche sono il 30% più frequenti nei feti tra la 16ª e 18ª settimana rispetto ai bambini nati vivi.
Età e fertilità maschile
Pur non subendo variazioni repentine come la fertilità femminile, anche quella maschile è influenzata dall’età. Gli uomini continuano a produrre spermatozoi per tutta la vita, ma nel tempo si verificano cambiamenti nella qualità del liquido seminale, soprattutto per alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolare e per la diminuzione del testosterone.
Dopo i 35 anni si registra una riduzione della motilità e del numero degli spermatozoi, e oltre i 40 aumenta la frammentazione del loro DNA. Anche il volume dell’eiaculato tende a calare. Tutto ciò può ridurre le probabilità di concepimento e aumentare il rischio di aborto spontaneo. Inoltre, l’età può compromettere la risposta sessuale dell’uomo, con maggiori difficoltà erettive.
Stili di vita e fertilità
Lo stile di vita è un elemento centrale nella protezione della fertilità e nella promozione della salute riproduttiva.
- Alimentazione: la dieta mediterranea è ricca di nutrienti protettivi per ovociti e spermatozoi e contrasta sostanze dannose come gli interferenti endocrini.
- Sovrappeso e obesità: alterano la funzione ormonale in entrambi i sessi. Nelle donne portano a cicli irregolari e anovulazione, negli uomini a sperma meno vitale e frammentato.
- Attività fisica: è benefica per la fertilità, ma deve essere equilibrata. L’attività eccessiva può alterare la produzione di cellule riproduttive.
- Alcool: danneggia la fertilità maschile causando atrofia testicolare, riduzione degli spermatozoi e interferenze ormonali. Nelle donne può portare a amenorrea e menopausa precoce.
- Fumo: anticipa la menopausa nelle donne e ne compromette la qualità ovocitaria. Negli uomini riduce motilità, morfologia e quantità degli spermatozoi, aumentando anche anomalie genetiche.
- Stress: altera il sistema ormonale e influisce negativamente su ovulazione, produzione di spermatozoi, libido e impianto embrionale. Tecniche come yoga, meditazione e terapia possono aiutare.
- Pattern di sonno: disturbi del sonno alterano la produzione ormonale e possono accelerare l’invecchiamento riproduttivo, rendendo l’età biologica più avanzata rispetto a quella anagrafica.
Fattori ambientali e fertilità
I primi stadi della vita sono cruciali per lo sviluppo del sistema riproduttivo. Durante questi periodi, l’organismo è vulnerabile agli agenti ambientali che alterano l’equilibrio ormonale, con possibili effetti su fertilità futura, endometriosi e anomalie congenite.
Particolare attenzione va agli interferenti endocrini, presenti in cosmetici, pesticidi, plastica e cibo. Sostanze come PFOS, PFOA e BPA possono accumularsi nel corpo e alterare la funzionalità ormonale.
Molti effetti sono a lungo termine, quindi è fondamentale ridurre l’esposizione, soprattutto in gravidanza e nei più giovani.
Strategie preventive includono:
- preferire contenitori in vetro o acciaio
- acquistare prodotti biologici e leggere le etichette
- usare pentole in ceramica o ghisa
- arieggiare gli ambienti
- scegliere alimenti freschi e naturali
- evitare pesticidi domestici
- optare per detergenti naturali
Consulenza fertilità di coppia
Sempre più coppie, dopo mesi di rapporti non protetti senza successo, si rivolgono a specialisti della riproduzione per avere una consulenza. Il momento giusto per farlo dipende soprattutto dall’età della donna: sotto i 35 anni si consiglia di provare per un anno, mentre oltre i 35 bastano sei mesi. Se non si concepisce entro questi tempi, è opportuno eseguire controlli. Le cause dell’infertilità possono riguardare entrambi i partner, quindi una valutazione integrata ginecologica e andrologica è fondamentale.
SCREENING FERTILITÀ FEMMINILE
Lo studio della fertilità femminile prevede test clinici, esami del sangue e indagini strumentali per valutare utero, ovaie e tube di Falloppio. Il ginecologo raccoglie informazioni su salute, stile di vita e anamnesi, per definire i test più adatti.
Principali esami:
- Ecografia transvaginale: osserva gli organi riproduttivi e rileva eventuali patologie come cisti, fibromi ed endometriosi.
- Pap test: analizza cellule uterine per individuare lesioni o infezioni.
- Esami ematici: dosaggi ormonali (FSH, LH, Estradiolo, Progesterone, AMH), profili tiroidei, insulinemici, trombofilici e autoimmuni, da eseguire in fasi specifiche del ciclo.
- Isterosalpingografia (HSG): verifica la pervietà delle tube e la morfologia uterina tramite radiografie con mezzo di contrasto.
- Isteroscopia: esplora l’interno dell’utero con uno strumento a fibra ottica; utile per diagnosi e piccoli interventi su aderenze, polipi o fibromi.
- Biopsia endometriale: prelievo di tessuto uterino per analizzare la recettività dell’endometrio o eventuali anomalie cellulari.
- Analisi genetiche: studio del cariotipo, test per mutazioni legate a PCOS o trombofilia, e analisi del DNA mitocondriale per la qualità ovocitaria.
- Esami infettivologici:
- tamponi vaginali e cervicali per rilevare infezioni come clamidia o HPV
- test sierologici per MST (HIV, sifilide, epatiti)
- esami delle urine per verificare infezioni urinarie.
La consulenza ginecologica aiuta a individuare le cause dell’infertilità, sia meccaniche che ormonali, e a proporre soluzioni: integratori, modifiche dello stile di vita, rapporti mirati o tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), di primo o secondo livello.
LA RISERVA OVARICA
Una buona riserva ovarica, ovvero la quantità di ovociti disponibili, è fondamentale per il concepimento naturale e per il successo delle tecniche di fecondazione assistita. La sua valutazione è parte centrale degli studi di fertilità, poiché offre informazioni sul potenziale riproduttivo e sulla possibile risposta ai trattamenti.
La riserva ovarica è definita già in fase prenatale: alla nascita la donna ha circa 1 milione di ovociti, che scendono a 400.000-500.000 alla pubertà. Solo 400-500 ovociti saranno ovulati nel corso della vita riproduttiva, mentre gli altri andranno incontro a degenerazione. Il periodo di massima fertilità va dai 16 ai 30 anni. Dopo i 35-37 anni, la quantità e qualità ovocitaria calano notevolmente, e dopo i 40 anni si riducono sempre più fino alla menopausa (45-55 anni). Una riserva ovarica bassa o assente può comportare ridotte probabilità di gravidanza e maggiore incidenza di aborti spontanei. In alcuni casi, la riduzione si verifica precocemente, dando origine a menopausa anticipata o insufficienza ovarica prematura (POF).
Fattori che influenzano negativamente la riserva ovarica:
- età avanzata
- trattamenti medici e chirurgici
- radioterapia e chemioterapia
- stress
- obesità
- esposizione a tossine ambientali
- abitudini di vita non salutari
- patologie come endometriosi o infezioni pelviche
Valutazione della riserva ovarica:
- FSH: dosato tra il 3° e il 5° giorno del ciclo. Valori alti indicano scarsa riserva.
- AMH: ormone stabile durante il ciclo, dosabile in ogni momento; ottimo indicatore della quantità di ovociti.
- E2 (estradiolo): livelli elevati nei primi giorni del ciclo possono segnalare una riserva ridotta.
- Conta dei follicoli antrali: rilevata via ecografia tra il 3° e il 5° giorno; stima il numero di follicoli visibili.
- Volume ovarico: valori sotto i 3 ml indicano probabilmente una riserva limitata.
SCREENING FERTILITÀ MASCHILE
L’infertilità maschile riguarda circa il 10% degli uomini e può essere l’unica causa in circa il 20% delle coppie con difficoltà di concepimento. Spesso è sottovalutata, ma oggi si riconosce sempre più il suo ruolo significativo. La consulenza andrologica è essenziale per diagnosticare cause irreversibili o reversibili di infertilità, ad esempio il varicocele che è presente nel 40% degli uomini infertili.
Gli esami di fertilità sono fondamentali dopo 12 mesi di rapporti non protetti senza risultati.
Principali esami diagnostici:
- Spermiogramma: analizza il liquido seminale valutando volume, concentrazione, motilità, morfologia e vitalità degli spermatozoi. Include anche pH, viscosità e presenza di cellule anomale.
- Visita andrologica: prevede anamnesi ed esame fisico, con eventuali esami integrativi.
- Ecocolordoppler scrotale: rileva il flusso sanguigno e condizioni come il varicocele, utile nella diagnosi delle cause di infertilità.
- Dosaggi ormonali: FSH, LH e Testosterone per valutare l’asse ormonale ipotalamo-ipofisi-gonadi.
Esami genetici:
- Analisi del cariotipo: rileva anomalie cromosomiche.
- Test di frammentazione del DNA spermatico: valuta la qualità genetica degli spermatozoi.
- Test genetici specifici e microdelezione del cromosoma Y: indicano mutazioni che possono influenzare la spermatogenesi.
Fish Test:
La tecnica Fluorescence In Situ Hybridization permette di individuare aneuploidie negli spermatozoi (cromosomi in eccesso o mancanti) applicando sonde fluorescenti su campioni di seme. È utile in casi di infertilità inspiegata o fallimenti nella fecondazione assistita, e può orientare verso strategie personalizzate.
Ecografie:
- Ecografia prostatica transrettale: valuta condizioni della prostata e ostruzioni alle vie seminali.
- Ecografia dell’apparato urinario: esamina reni, vescica e prostata per escludere anomalie che possano influire sulla fertilità.
Esami infettivologici:
- Spermiocoltura: identifica infezioni nel liquido seminale.
- Tampone uretrale: rileva infezioni dell’uretra.
- Esami sierologici per MST come HIV, sifilide, epatiti.
- Analisi delle urine per infezioni del tratto urinario.
Le alterazioni del liquido seminale
La spermatogenesi è il processo continuo e regolato da FSH e testosterone che produce spermatozoi funzionanti. Impiega circa 72-74 giorni e coinvolge cellule di Sertoli e di Leydig nei tubuli seminiferi. Il fruttosio, prodotto nelle vescicole seminali, è fondamentale per il nutrimento degli spermatozoi.
Errori durante la spermatogenesi possono compromettere quantità, morfologia o motilità degli spermatozoi. La diagnosi si basa sullo spermiogramma e, in alcuni casi, su test genetici. Se la concentrazione degli spermatozoi è inferiore a 10 milioni/mL, si richiede anche una valutazione endocrina (FSH e testosterone).
Le patologie seminali si classificano in tre gruppi:
- Quantità inadeguata di spermatozoi
- Oligozoospermia: meno di 15 milioni/mL
- Criptozoospermia: meno di 100.000/mL
- Azoospermia: assenza totale di spermatozoi, che può essere ostruttiva o secretiva
- Difetti nella qualità degli spermatozoi
- Astenozoospermia: motilità alterata (<40% totali, <32% progressivi)
- Teratozoospermia: <4% di spermatozoi con morfologia normale
- Ipospermia: volume di sperma <1,5 ml
- Necrospermia: <58% di spermatozoi vivi
- Combinazioni di alterazioni
- Oligoastenozoospermia: bassa concentrazione e scarsa motilità
- Oligoastenoteratozoospermia: concentrazione, motilità e morfologia alterate
Le principali cause delle alterazioni seminali sono:
- Endocrine: disfunzioni dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, ipotiroidismo, iperprolattinemia
- Genetiche: sindrome di Klinefelter, fibrosi cistica, microdelezioni Y
- Genitourinarie: varicocele, criptorchidismo, infezioni, orchite, lesioni
- Ambientali e comportamentali: calore, febbre, alcol, droghe, farmaci, pesticidi, metalli pesanti, ftalati, PCB
La scelta del trattamento dipende sempre da una valutazione individuale e dalla condizione complessiva della coppia.Tra i trattamenti possibili:
- Clomifene citrato e integratori se la conta è tra 10-20 milioni/mL
- ICSI con gameti propri o donati se la conta è <10 milioni/mL o clomifene inefficace
- Biopsia testicolare in caso di azoospermia
Screening poliabortività
La poliabortività è definita come la perdita di due o più gravidanze clinicamente riconosciute (non necessariamente consecutive) entro la 20ª-24ª settimana. Interessa l’1–3% delle coppie, mentre almeno una gravidanza spontanea non portata a termine riguarda fino al 50% delle coppie. Spesso gli aborti precoci avvengono prima delle 12 settimane e non vengono percepiti.
Le cause più frequenti sono le anomalie cromosomiche casuali nei gameti o nelle prime fasi embrionali. In pochi casi, i genitori sono portatori di alterazioni genetiche che favoriscono la perdita fetale.
I principali test per la diagnosi sono:
- Esame del cariotipo: studia i cromosomi dei genitori, alla ricerca di anomalie bilanciate o riarrangiamenti strutturali. Se negativo, si può procedere con il cariotipo molecolare (aCGH).
- Ecografia o isteroscopia: esclude malformazioni uterine come l’utero setto.
- Analisi del sangue: identifica condizioni autoimmuni (es. anticorpi antifosfolipidi) o trombofilia.
- Studio dell’endometrio:
- immunologico, per analizzare cellule come NK e macrofagi
- microbiologico, per rilevare patogeni che possono compromettere l’impianto
Preservazione della fertilità
Comprende tutte le tecniche che consentono di prelevare e conservare ovociti o parti delle ovaie, con l’obiettivo di proteggere la fertilità in vista di una sua possibile compromissione, per motivi medici o sociali.
Nei casi medici, si ricorre alla preservazione in presenza di malattie o terapie (come chemio o radioterapia) che possono compromettere il sistema riproduttivo, come nel caso delle pazienti oncologiche.
Nei casi sociali, la preservazione è scelta da chi desidera rimandare la maternità per mancanza di un partner o per ragioni professionali e personali.
Social Freezing
Il social freezing consente di congelare gli ovociti per conservarli nel periodo di massima fertilità, come una “assicurazione biologica” in vista di una gravidanza futura.
Il processo si articola in 6 fasi:
- Valutazione iniziale con esami ormonali (FSH, AMH) ed ecografia ovarica
- Stimolazione ovarica con farmaci per produrre più ovuli
- Monitoraggio ecografico e ormonale della crescita follicolare
- Induzione dell’ovulazione con farmaco specifico
- Pick-up degli ovociti tramite aspirazione sotto anestesia
- Congelamento tramite vitrificazione e stoccaggio in azoto liquido (-196°C)
Gli ovuli congelati restano disponibili per diversi anni e possono essere utilizzati per fecondazione assistita.
Crioconservazione del liquido seminale
Tecnica sicura ed efficace che permette di conservare gli spermatozoi a lungo termine per uso futuro (fertilità maschile, procreazione assistita, malattie o interventi chirurgici).
Il processo prevede:
- Raccolta del seme tramite masturbazione o aspirazione testicolare
- Analisi per valutarne la qualità
- Aggiunta di crioprotettore per proteggerli dal congelamento
- Conservazione in azoto liquido a -196°C
Gli spermatozoi possono essere utilizzati anche dopo molti anni senza perdita significativa di efficacia riproduttiva.
Fertilità e Sessualità
La scoperta dell’infertilità può influenzare negativamente l’identità sessuale e la qualità della relazione di coppia, generando o aggravando disturbi sessuali preesistenti. Circa il 10% dei disturbi psicosessuali, come vaginismo, impotenza e disturbi dell’eiaculazione, sono cause dirette di difficoltà nel concepimento, ma l’infertilità stessa può contribuire all’insorgenza o al mantenimento di queste problematiche.
Le disfunzioni sessuali nelle coppie infertili si possono manifestare in tre modi:
- come problemi psicosessuali preesistenti mascherati da infertilità
- come disturbi sessuali rilevati incidentalmente durante indagini per infertilità
- come effetti diretti dell’infertilità sul benessere psicosessuale
Un supporto empatico è fondamentale nel percorso di cura. Il medico deve favorire un dialogo aperto e aiutare la coppia a gestire le difficoltà emotive e sessuali, coinvolgendola nel percorso terapeutico. L’intervento psico-sessuologico mirato, soprattutto se integrato nel team di fecondazione assistita, può essere decisivo nei casi in cui i disturbi psicosessuali siano causa o conseguenza dell’infertilità.
Riconoscere l’infertilità come condizione bio-psico-relazionale significa considerare la salute riproduttiva come parte di un benessere più ampio: non solo assenza di malattia, ma equilibrio psicologico, affettivo e sociale.
Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è un insieme di tecniche che facilitano la gravidanza in coppie che non possono concepire in modo naturale, promuovendo l'incontro tra ovociti e spermatozoi. È indicata in presenza di cause d’infertilità accertate, inspiegate, patologie genetiche trasmissibili o infezioni che ostacolano la procreazione.
Dal gennaio 2025, la PMA è inclusa nei LEA, permettendo alle coppie italiane di accedervi con pagamento di ticket (100–300 euro) e fino a sei tentativi, entro i 46 anni d’età della donna.
Le strutture disponibili per la PMA sono centri pubblici, privati e convenzionati.
In Italia ci sono 343 Centri, censiti dal Registro nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità, di I e di II livello.
TECNICHE DI PMA OMOLOGA
Sono quelle tecniche che usano ovociti e spermatozoi della coppia. Si suddividono in 3 livelli:
Tecniche di I livello (meno invasive)
- Monitoraggio dell’ovulazione con ecografie
- Stimolazione ovarica con farmaci per favorire la crescita dei follicoli
- Inseminazione Intrauterina (IUI): introduzione di spermatozoi trattati direttamente nell’utero
Fasi dell’IUI:
- Stimolazione ormonale controllata
- Monitoraggio follicolare e dosaggio ormoni
- Induzione dell’ovulazione
- Trasferimento in utero degli spermatozoi con catetere morbido
- Test di BHCG dopo 14 giorni
> Tecniche di II livello (più complesse)
Permettono la fecondazione in vitro e trasferimento successivo dell’embrione.
Fasi principali:
- Stimolazione ovarica e supporto farmacologico
- Monitoraggio ecografico per valutare la crescita follicolare e il dosaggio dell’estradiolo
- Induzione ovulazione
- Pick-up ovocitario con sedazione profonda
- Fecondazione in vitro con FIVET o ICSI
- FIVET: permettere l’incontro e la fecondazione del gamete femminile attraverso l’ingresso spontaneo dello spermatozoo.
- ICSI: iniezione diretta dello spermatozoo nell’ovocita
- Trasferimento embrionario in utero (transfer) sotto guida ecografica
- BHCG dopo 14 giorni per la verifica dell’attecchimento
NUOVI METODI DI SELEZIONE DEGLI SPERMATOZOI
> MACS – Selezione magnetica cellulare
Il MACS (Magnetic Activated Cell Sorting) seleziona gli spermatozoi sani eliminando quelli apoptotici (destinati a morire), grazie all’impiego di campi magnetici e della proteina annessina V.
E ‘ una tecnica indicata nei casi di sterilità maschile, DNA frammentato, fallimenti precedenti, aborti ricorrenti.
Vantaggi:
- Migliore qualità del seme per ICSI.
- Maggiore probabilità di successo nei trattamenti.
- Riduzione degli aborti precoci nei casi con DNA frammentato.
Svantaggi:
- Riduzione del numero totale di spermatozoi disponibili.
- Spesso utilizzabile solo per ICSI, non per FIVET.
> IMSI – Super ICSI ad alto ingrandimento
L’IMSI (Intracytoplasmic Morphologically Selected Sperm Injection) è una versione avanzata della ICSI che usa microscopi con super-ingrandimento (>6000x) per selezionare spermatozoi morfologicamente ottimali.
È indicata nei casi di teratozoospermia, fallimenti con ICSI, embrioni di bassa qualità, sterilità di origine ignota.
Vantaggi:
- Selezione precisa di spermatozoi vivi e sani.
- Riduzione dei tassi di aborto spontaneo.
Svantaggi:
- Procedura molto lunga (1,5–5 ore).
- Costi elevati.
- Efficacia clinica ancora in fase di valutazione.
> PICSI – ICSI fisiologica
Il PICSI (Physiological ICSI) seleziona spermatozoi maturi che si legano naturalmente all’acido ialuronico, simulando un processo biologico naturale.
Trova applicazione nei casi di DNA frammentato, FISH alterato, fallimenti precedenti, aborti ricorrenti.
Vantaggi:
- Selezione oggettiva e biologicamente più “naturale”.
- Riduzione dei tassi di aborto.
Svantaggi:
- Campioni con bassa motilità sono difficili da usare.
- Non sempre migliora il tasso di nati vivi.
MICROBIOMA, MICROBIOTA E IMPATTO SULLA FERTILITA’ E LA PMA
Il microbioma umano, cioè il patrimonio genetico dei microbi che convivono con noi, supera per numero le cellule umane e gioca un ruolo chiave nella salute. Grazie alla metagenomica possiamo analizzare il loro DNA e individuarne le implicazioni cliniche.
Il microbioma genitale femminile rappresenta circa il 9% del totale umano:
In passato si riteneva sterile il tratto genitale superiore; oggi si sa che ospita un microbiota diversificato.
Il microbioma vaginale, dominato da Lactobacillus, mantiene un pH acido e protegge dai patogeni.
Una disbiosi (riduzione dei Lactobacillus e aumento di batteri anaerobi) è associata a infertilità e risultati negativi nella PMA. Un endometrio ricco di Lactobacillus, invece, favorisce l’impianto embrionario, mentre la diversità microbica o la presenza di patogeni lo ostacolano.
Anche il microbioma intestinale ha un’influenza indiretta: agisce come "organo endocrino", contribuendo alla funzione ovarica, alla placentazione durante la gravidanza e alla salute materno-fetale.
EMBRIONI E BLASTOCISTI
Nel contesto della PMA, l’embrione è il primo stadio dopo la fecondazione, mentre la blastocisti rappresenta uno sviluppo più avanzato e strutturato (5°-6° giorno post-fecondazione).
> Embrioni:
- Possono essere trasferiti tra il 2° e 3° giorno.
- L’impianto avviene circa 4-5 giorni dopo.
> Blastocisti:
- Hanno maggiori probabilità d’impianto.
- L’impianto avviene entro 48 ore dal transfer.
- Rischio: non tutti gli embrioni raggiungono lo stadio di blastocisti.
Quando trasferire blastocisti?
La decisione di trasferire blastocisti dipende da molteplici fattori, tra cui la qualità degli embrioni, l'età della donna e la strategia del centro di PMA. E’ consigliato:
- quando si desidera massimizzare le probabilità di successo dell'impianto
- in caso di buona risposta ovarica
- In caso di fallimenti precedenti
- Quando si deve effettuare un protocollo di PGD (Diagnosi Genetica Preimpianto)
- Quando c’è la necessità di ridurre il numero di embrioni trasferiti (prevenzione gravidanze multiple)
SINDROME DA IPERSTIMOLAZIONE OVARICA (OHSS)
L’iperstimolazione ovarica, utilizzata per massimizzare la produzione di ovociti attraverso un protocollo di farmaci ormonali (gonadotropine), viene attentamente monitorata attraverso ecografie e analisi ormonali per prevenire complicazioni. Tuttavia, può causare una complicanza chiamata Sindrome da Iperstimolazione Ovarica.
Essa si può presentare in due forme:
- Lieve/Moderata: gonfiore, dolori, ritenzione di liquidi
- Grave: accumulo di liquidi, difficoltà respiratorie, trombosi, ricovero ospedaliero
Per ridurre il rischio è necessaria la personalizzazione del protocollo, l’uso di agonisti GnRH ed effettuare monitoraggi regolari
Il FALLIMENTO DELL’IMPIANTO RICORRENTE (RIF)
Il RIF è una delle sfide più complesse nella PMA: si riferisce a pazienti che hanno avuto almeno 2 cicli falliti con embrioni di buona qualità, con una media di 2.4–4.04 tentativi non riusciti.
Tra le cause principali:
- Fattori embrionali e uterini non ancora del tutto compresi
- Anomalie della cavità uterina (aderenze, polipi, miomi, endometriosi), presenti nel 18–50% dei casi
L’isteroscopia è considerata il gold standard nella diagnosi delle anomalie intrauterine:
- Migliora il tasso di impianto, di gravidanza clinica e di nati vivi
- Ha mostrato un aumento fino al 13% del tasso di gravidanza clinica nei pazienti con RIF
- Ha effetti positivi particolarmente evidenti nei pazienti con risultati anormali
Inoltre, sembra vi siano benefici indiretti dell’isteroscopia:
- Dilatazione cervicale utile per l’embryo-transfer
- Lavaggio della cavità uterina con fluidi di distensione
- Possibile miglioramento degli esiti anche post-transfer
Tecniche di PMA di III livello
Si eseguono in anestesia generale e sono riservate a situazioni cliniche specifiche:
Prelievo microchirurgico di spermatozoi (in azoospermia):
| Tecnica | Origine del prelievo |
| MESA | Epididimo, microchirurgica |
| PESA | Epididimo, percutanea |
| TESA | Testicolo, percutanea |
| TESE | Testicolo, chirurgica |
| MICRO TESE | Testicolo, microchirurgica avanzata |
| ESE | Epididimo, microchirurgica |
| MVSA | Vasi deferenti |
| DISTA | Tratto seminale distale |
Procedure laparoscopiche:
- Prelievo ovocitario direttamente dalla donna
- GIFT (trasferimento intratubarico di gameti): inserimento di spermatozoi e ovociti direttamente nelle tube
TECNICHE DI PMA ETEROLOGA
La fecondazione eterologa rappresenta un'evoluzione significativa nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita. A differenza della tecnica omologa, questa pratica prevede l’utilizzo di gameti da donatori esterni alla coppia. In Italia è legale dal 2014 e si propone come opzione valida quando il concepimento naturale o attraverso PMA omologa non è possibile, per ragioni mediche o genetiche.
Requisiti e accesso alla tecnica
Per accedere alla fecondazione eterologa, la normativa italiana richiede alcune condizioni fondamentali. La coppia deve essere eterosessuale e convivente, con la donna ancora in età fertile (preferibilmente sotto i 50 anni). Inoltre, è previsto un colloquio psicologico per accertare l’accettazione emotiva della donazione da parte di entrambi i partner. In alcuni casi, come quando si riscontrano copatologie importanti, la tecnica può essere sconsigliata per tutelare la salute materna e fetale.
Diverse forme di eterologa
A seconda della fonte del gamete donato, la fecondazione eterologa può assumere diverse forme:
- Eterologa maschile (o semedonazione): viene impiegato il seme di un donatore
- Eterologa femminile (o ovodonazione): si utilizzano ovociti da donatrice
- Doppia eterologa: si ricorre a entrambi i gameti da donatori esterni alla coppia
Le stesse tecniche di PMA omologa di I e II livello sono adottate anche per l’eterologa.
Il profilo dei donatori
La selezione dei donatori è un passaggio cruciale. In Italia, i gameti provengono da banche estere, poiché la donazione diretta sul territorio nazionale non è ancora operativa.
I donatori devono avere un'età compresa tra i 18 e i 35 anni per le donne e tra i 18 e i 40 anni per gli uomini. I criteri di selezione prevedono standard molto rigorosi, che includono sia parametri di salute, sia somiglianza fisica con la coppia ricevente. La procedura è interamente anonima e regolata dalla legge.
Eterologa femminile
Si ricorre alla fecondazione eterologa femminile in caso di problemi legati alla riserva ovarica, menopausa precoce, ovociti non idonei, età avanzata o malattie genetiche/cromosomiche. Si prevede in questo caso l’utilizzo di ovociti da donatrice, che vengono sempre sottoposti alla fecondazione ‘in provetta’ intracitoplasmatica (ICSI), perché l’ovodonazione avviene tramite raccolta ovocitaria e spedizione da centri esteri, dopo cryo-conservazione.
Il processo prevede:
- Una preparazione endometriale con farmaci specifici
- Monitoraggi ecografici e dosaggio ormonale per valutare la crescita endoemetriale
- Fecondazione degli ovociti donati con seme del partner
- Trasferimento embrionario dopo 3–5 giorni
- Test BHCG per verificare l’instaurarsi della gravidanza dopo 14 giorni.
Il tasso di successo per ogni embryo-transfer si attesta attorno al 40–50%, mentre per un intero ciclo donativo può raggiungere il 75–80%.
Eterologa maschile
Questa procedura è indicata nei casi di infertilità assoluta maschile e in questo caso si ricorre all’utilizzo di liquido seminale da donatore, in genere crioconservato al momento della donazione.
A seconda del caso, si potrà procedere con:
- Inseminazione intrauterina (IUI), se la situazione lo consente
- Fecondazione in vitro (FIVET/ICSI), nei casi più complessi
Il protocollo segue gli stessi passaggi della PMA omologa:
- Stimolazione e monitoraggio dell’ovulazione
- Pick up degli ovociti
- Fertilizzazione con seme donato
- Trasferimento embrionale
- Test BHCG a 14 giorni dal transfer
Doppia eterologa
Quando la condizione di infertilità è complessa e riguarda entrambi i membri della coppia, si può ricorrere alla doppia donazione di gameti. Essa comporta la fecondazione degli ovociti di una donatrice esterna alla coppia con il seme di un donatore anch’esso esterno alla coppia.
Il percorso prevede:
- Preparazione farmacologica dell’endometrio
- Monitoraggi ecografici per valutare la crescita endometriale
- Fertilizzazione tra ovociti e seme donati
- Trasferimento dell’embrione
- Verifica della gravidanza tramite test BHCG dopo 14 giorni.
PREIMPIANTO E IMPATTO SULLA PMA
La Diagnosi Genetica Preimpianto (PDG o PGT) ha rivoluzionato la Procreazione Medicalmente Assistita, offrendo la possibilità di selezionare embrioni privi di anomalie genetiche prima del trasferimento in utero. Introdotta negli anni '90, la tecnica si è evoluta grazie ai progressi della biologia molecolare e oggi è ampiamente utilizzata in numerosi centri di PMA.
Quando è indicata la PGT
La PGT viene proposta quando vi è un elevato rischio genetico ereditario, evidenziato dal ginecologo o dal genetista all’interno di un percorso di PMA omologa o eterologa. Dal 2015 è estesa anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche. Si applica nei casi di:
- Familiarità con patologie genetiche (es. fibrosi cistica, beta-talassemia, X fragile)
- Anomalie cromosomiche (traslocazioni Robertsoniane, inversioni, mosaicismi)
- Età avanzata o ripetuti fallimenti nei cicli precedenti
Tipologie di PGT
La PGT si suddivide in tre forme principali:
- PGT-M: rileva malattie monogeniche ereditarie, come Duchenne, talassemia o fibrosi cistica. Riduce il rischio di trasmissione genetica fino al 90%.
- PGT-SR: individua riarrangiamenti cromosomici strutturali, bilanciati o sbilanciati.
- PGT-A: seleziona embrioni euploidi (assetto cromosomico corretto), migliorando il tasso di impianto del 60% e riducendo il rischio di aborto del 70%.
Come si svolge la PGT
Il percorso prevede diverse fasi integrate nel trattamento di PMA:
- Colloquio genetico e ginecologico con esami preliminari
- Stimolazione ovarica e prelievo degli ovociti (PMA omologa)
- Preparazione endometriale (PMA eterologa)
- Fertilizzazione in vitro
- Biopsia dell’embrione al 5° giorno di sviluppo
- Crioconservazione degli embrioni
- Analisi genetica del materiale prelevato
- Selezione e trasferimento degli embrioni sani
- Attesa dei risultati genetici (richiede alcune settimane)
Aspetti critici e limiti
La PGT, pur essendo sicura, presenta alcune criticità:
- Falsi positivi/negativi: può portare alla mancata selezione di embrioni sani o al trasferimento di embrioni con patologie. Si consiglia sempre una diagnosi prenatale post-transfer (es. DNA fetale o amniocentesi).
- Possibile danno all’embrione: basso ma presente, dipende da esperienza del centro e tecnologie disponibili.
- Rischi di crioconservazione: legati al congelamento/scongelamento.
Aspetti normativi ed etici
- In Italia gli embrioni patologici non possono essere distrutti, come stabilito dalla Legge 40/04; restano crioconservati se vitali.
- Il trattamento non è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale. I costi variano in base alla struttura e alla complessità.
- Esistono dilemmi etici sul prelievo embrionale e sulla selezione, che meritano attenzione e confronto.
RIGENERAZIONE OVARICA, PRP E STUDI SCIENTIFICI
Il Plasma Ricco di Piastrine (PRP), usato inizialmente in ortopedia e medicina sportiva, ha recentemente attirato l’attenzione poiché ha mostrato un grande potenziale rigenerativo anche in ambito riproduttivo. Ottenuto dal sangue autologo, viene concentrato per isolare le piastrine, ricche di fattori di crescita e molecole bioattive utili a stimolare la rigenerazione ovarica, endometriale e dei tessuti genitali.
Questa tecnica viene oggi impiegata per diversi scopi in medicina della riproduzione:
- Ringiovanimento ovarico: migliora la riserva ovarica e la qualità ovocitaria nelle donne con basso AMH o menopausa precoce
- Rigenerazione endometriale: tratta infiammazioni, atrofie e disturbi immunitari che ostacolano l’impianto embrionario
- Disfunzione erettile maschile: rigenera il tessuto cavernoso danneggiato
- Rigenerazione dei genitali femminili: migliora tono, elasticità e funzionalità post-menopausa o parto
- Endometriosi: riduce infiammazione nei focolai endometriosici e migliora la qualità ovocitaria
Vantaggi e limiti del PRP
- E’ un prodotto autologo e non comporta rischio di rigetto
- Migliora la risposta ai trattamenti di PMA
- Può essere combinato con altre terapie
- Le ricerche sono ancora limitate su larga scala
- I risultati sono variabili tra pazienti
- Non c’è ancora nessuna standardizzazione definitiva delle tecniche
OSSIGENO-OZONOTERAPIA E FERTILITÀ
L’ozono, ottenuto da ossigeno tramite elettrolisi, esercita effetti antinfiammatori, antibatterici e antidolorifici. Utilizzato anche nel trattamento dell’infertilità, può:
- Migliorare la qualità ovocitaria
- Favorire l’impianto embrionario
- Ridurre infiammazioni e infezioni pelviche
La tecnica dell’autoemotrasfusione ozonizzata (nota anche come ossigeno-ozono terapia) consiste nel prelievo e reinfusione di sangue addizionato di ozono. Questa tecnica agisce indirettamente, senza entrare nella circolazione sanguigna, stimolando messaggeri biologici che potenziano ossigenazione, circolazione e risposta immunitaria. Questi effetti sono particolarmente utili nel trattamento di infiammazioni croniche, infezioni e altre condizioni che possono impattare sulla salute generale e anche sulla fertilità.
MALATTIE GENETICHE E INFERTILITA’
Alcune malattie genetiche influiscono direttamente o indirettamente sulla fertilità, sia maschile che femminile. Le più frequenti cause genetiche legate all’infertilità ssono:
Nella donna
- Sindrome di Turner: alterazioni del cromosoma X che impediscono lo sviluppo corretto delle ovaie.
- Premutazione dell'X fragile: mutazioni nel gene FMR1 che possono causare insufficienza ovarica precoce.
- Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS): sebbene non completamente genetica, ha una componente ereditaria.
Nell’uomo
- Sindrome di Klinefelter: presenza di un cromosoma X in più (47,XXY), che riduce la produzione di spermatozoi.
- Microdelezioni del cromosoma Y: mutazioni che influenzano la spermatogenesi.
- Fibrosi cistica: mutazioni nel gene CFTR che possono bloccare il flusso degli spermatozoi.
I test genetici sono fondamentali per diagnosticare e pianificare il percorso terapeutico e spesso sono accompagnati da consulenza genetica. Essi includono
- Analisi del cariotipo e microdelezioni
- Test CFTR per fibrosi cistica
- Pannelli genetici come Fertiscan
I trattamenti per le cause genetiche di infertilità variano in base alla specifica condizione genetica identificata:
- PMA (FIVET e ICSI)
- Diagnosi genetica preimpianto (PGD)
- Donazione di gameti (in tecniche eterologhe)
- Terapie ormonali specifiche
Oncofertilità
L’oncofertilità è una branca della medicina multidisciplinare, che analizza l’impatto dei trattamenti oncologici sulla fertilità e sulla gravidanza e valuta gli effetti e i rischi della gravidanza e i trattamenti di fertilità nei malati oncologici.
Questa specialità è diventata centrale negli ultimi anni per via di una maggiore incidenza di tumori in età fertile, per il miglioramento della sopravvivenza oncologica e per la tendenza al ritardo della maternità.
Il lavoro sinergico tra ginecologi, oncologi, nutrizionisti, psico-oncologi e altri specialisti consente di pianificare trattamenti integrati e personalizzati.
Strategie di preservazione della fertilità:
- Criopreservazione degli ovociti: utile per pazienti con buona riserva ovarica, prevede stimolazione ormonale
- Criopreservazione del tessuto ovarico: indicata anche in bambine e adolescenti prima del menarca, non richiede stimolazione
- Protezione ovarica farmacologica: impiego di analoghi LHRH per proteggere le ovaie durante la chemioterapia, può essere combinata ad altre tecniche
Nutrizione e fertilità
NUTRIZIONE ED EMOZIONI NELL’INFERTILITA’
Il desiderio di maternità può intrecciarsi con il comportamento alimentare, trasformando il cibo in un rifugio emotivo quando il vuoto dell’infertilità diventa insostenibile.
L’infertilità rappresenta una ferita invisibile, un lutto sospeso che può generare un senso di vuoto profondo. In molte donne (e anche in uomini), questo vuoto non è solo simbolico: si radica nel corpo, nella quotidianità, e può manifestarsi attraverso comportamenti compensatori, tra cui l’alimentazione disfunzionale. Il cibo diventa allora un mezzo per riempire, sedare, consolare.
La fame emotiva è una risposta psicologica a emozioni non elaborate: si mangia non per nutrirsi, ma per colmare un’assenza, per anestetizzare il dolore, per ritrovare un senso di controllo. Nel contesto dell’infertilità, il cibo può assumere una valenza simbolica: riempire lo stomaco diventa metafora del riempire il grembo. Le abbuffate, spesso rivolte a cibi dolci o gratificanti, non sono semplici eccessi: sono atti carichi di significato, tentativi di placare la frustrazione, sedare la rabbia, lenire la solitudine.
Il sollievo che segue l’abbuffata è spesso temporaneo. Subentra il senso di colpa, che alimenta un circolo vizioso: mangiare per sedare il dolore → sentirsi in colpa → aumentare il disagio → mangiare di nuovo. Questo meccanismo è ben descritto nella psicologia dell’alimentazione, che evidenzia come il comportamento alimentare sia profondamente influenzato da esperienze infantili, modelli relazionali, copioni emotivi.
Affrontare la fame emotiva nell’infertilità non significa solo “controllare la dieta”, ma riconoscere il dolore, dare voce al lutto, accogliere il desiderio frustrato. Un approccio integrato, che coinvolga psicologi e nutrizionisti, può aiutare a:
- Identificare le emozioni che scatenano il comportamento alimentare
- Riconoscere il significato simbolico del cibo
- Sviluppare strategie alternative di regolazione emotiva
- Ritrovare un equilibrio tra corpo e mente, senza giudizio
Nel percorso di elaborazione dell’infertilità, il cibo può diventare un alleato se ascoltato con consapevolezza. Non più rifugio, ma specchio: uno spazio in cui riconoscere il proprio bisogno di cura, di maternità, di senso.
Numerose sono le evidenze che una corretta alimentazione sia fondamentale per preservare e migliorare la fertilità. Il mantenimento del peso corporeo ideale, il controllo degli stati infiammatori e il supporto alla funzione ormonale sono tutti influenzati dalla dieta.
Benefici specifici della dieta sulla fertilità:
- Supporto alla detossificazione epatica grazie agli antiossidanti che proteggono ovociti e spermatozoi dai radicali liberi
- Miglioramento del benessere intestinale e, di conseguenza, della regolazione immunitaria
- Riduzione degli stati infiammatori e miglioramento dell’equilibrio ormonale attraverso la gestione dei carboidrati e della glicemia
- Una dieta equilibrata riduce l’insulino-resistenza (correlata a difficoltà di impianto e abortività), favorisce l’ovulazione e incrementa le probabilità di gravidanza.
NUTRIGENOMICA E INFERTILITÀ
La nutrigenomica è una disciplina emergente che studia la relazione tra genetica e alimentazione, offrendo strumenti innovativi per personalizzare la dieta in base al profilo genetico e migliorare la salute riproduttiva.
Al centro di questa scienza vi sono gli SNP (polimorfismi a singolo nucleotide), variazioni genetiche che influenzano metabolismo e predispongono a patologie, compresa l’infertilità. Il sequenziamento del DNA consente di adattare l’alimentazione alle esigenze individuali
Uno studio emblematico (Prof.ssa Adriana Maggi) ha rivelato il ruolo del recettore epatico degli estrogeni come “sensore energetico.” In condizioni di carenza calorica, questo recettore si disattiva compromettendo la fertilità. Una dieta ricca di proteine ne riattiva la funzione, ripristinando l’attività ovarica e la capacità di impianto. Questa scoperta mostra come la fertilità possa dipendere da un’adeguata disponibilità energetica, innescando meccanismi evolutivi di protezione materna. L’approccio nutrigenomico rende possibile una dieta su misura che può supportare i percorsi di fecondazione assistita e promuovere un equilibrio metabolico ottimale.
Psicologia e Sessualità nell'Infertilità e nella PMA
Fattori psicologici e infertilità
Negli ultimi anni è emersa con forza la rilevanza dei fattori emotivi nell’insorgenza e nella gestione dell’infertilità. Oltre alle cause biologiche, diversi studi hanno evidenziato come lo stress possa influenzare negativamente l’ovulazione e la spermatogenesi, agendo sul sistema neuroendocrino. L’iperattivazione del sistema ipofiso-surrenale può compromettere il trasporto ovulare, l’impianto e la funzione gonadica in generale, rendendo lo stress una vera e propria causa di infertilità.
Il lutto dell’infertilità
La diagnosi di infertilità comporta per la coppia l’elaborazione di lutti multipli:
- Lutto biologico: legato alla perdita della possibilità di generare figli biologici
- Lutto sociale: vissuto in contesti dove la genitorialità è considerata un traguardo essenziale da raggiungere
- Lutto relazionale: l’infertilità mina la relazione di coppia, generando incomprensioni e tensioni
- Lutto identitario: altera l’immagine di sé come potenziali genitori e può influire sull’autostima
- Lutto futuro: si interrompe il progetto familiare e la visione del domani
L’infertilità invade ogni dimensione dell’essere: fisica, psicologica, spirituale, sessuale, relazionale e sociale. A livello psichico è una ferita che colpisce l’identità individuale e di coppia, un lutto difficile da elaborare, un avvenimento che richiede alla coppia di essere a contatto con l’immagine del bambino desiderato e l’assenza del bambino reale.
La coppia che non riesce a procreare è vittima di un vero e proprio trauma, che mette in crisi il proprio sistema di valori, i progetti e le speranze. È una crisi esistenziale che può trasformare radicalmente il vissuto della coppia, spingendola ad affrontare un percorso complesso e spesso doloroso di ristrutturazione del proprio senso e progetto di vita.
Le fasi dell’elaborazione dell’incapacità procreativa naturale
Affrontare l’infertilità significa attraversare diverse fasi emotive:
- Shock e disorientamento: incredulità di fronte alla diagnosi
- Rabbia: frustrazione e senso di ingiustizia
- Vergogna: vissuto di inadeguatezza corporea
- Colpa: rimpianti e autoflagellazione
- Isolamento: ansia, depressione, esclusione sociale
La reazione più frequente è quella depressiva, che si manifesta come una forma di lutto non elaborato. La coppia, per superare la crisi, deve dare significato alla sofferenza, accettare la diagnosi e scegliere strategie di adattamento efficaci.
La capacità di adattarsi allo stress legato all’infertilità dipende in gran parte dalle strategie di coping adottate da entrambi i partner, classificate in 4 gruppi:
- Confronto attivo: dialogo e condivisione
- Evitamento attivo: soppressione delle emozioni, evitamento sociale
- Evitamento passivo: attesa passiva e fatalismo
- Ricerca di senso: rielaborazione costruttiva dell’esperienza
La “ricerca di senso” è considerata la strategia più efficace per affrontare la sofferenza e favorire il benessere emotivo della coppia.
Le reazioni psicologiche peculiari nella donna di fronte alla diagnosi di infertilità
La donna tende a vivere con maggiore intensità emotiva la diagnosi di infertilità, sviluppando:
- Senso di responsabilità anche quando le cause sono condivise
- Gelosia e invidia verso donne in gravidanza
- Crisi dell’identità femminile
- Vissuti di punizione inconscia
- Tendenza a concentrare energie solo sulla procreazione
- Insoddisfazione corporea
- Calo della libido o sessualità funzionale alla gravidanza
- Bisogno di intimità emotiva più che sessuale
Le reazioni psicologiche peculiari nell’uomo di fronte alla diagnosi di infertilità
Gli uomini tendono a reagire in modo diverso, con vissuti più interiorizzati:
- Responsabilità e inadeguatezza, specialmente in caso di infertilità maschile
- Disfunzioni sessuali causate da ansia da prestazione
- Crisi dell’identità virile
- Coping più pragmatico: maggiore coinvolgimento nel lavoro, minore richiesta di supporto sociale
- Atteggiamento più fatalista e razionale nel gestire la mancata paternità
I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA NEL PERCORSO DI PMA
Intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta per molte coppie una decisione difficile e spesso carica di ambivalenze. Se da un lato si riaccende la speranza di diventare genitori, dall’altro si perde la dimensione intima e naturale della procreazione. I trattamenti medici, le cure ormonali e l’assenza di cause organiche chiare possono generare disagio e conflitto interno, soprattutto nella donna.
La coppia che accede alla PMA è fortemente condizionata da una rappresentazione di sé svalorizzata e mortificata. È possibile delineare un profilo della coppia all’inizio del percorso di PMA:
- Ha già affrontato mesi di attesa e rapporti sessuali mirati
- È carica di aspettative, ma spesso poco informata
- Tende a idealizzare il medico e il Centro PMA, che diventano figure di riferimento
- Vive con intensità l’alternanza tra speranza e delusione, specie in caso di fallimenti
Con il passare del tempo, si creano circoli emotivi stressanti (Speranza – Fiducia – Attesa – Delusione – Speranza) che si fanno strada ad ogni tecnica effettuata e dopo ogni fallimento e si sviluppano vissuti di sospensione e perdita di controllo sulla propria vita. L’esperienza della PMA può congelare progetti personali e provocare isolamento sociale, alimentato dalla scelta di non condividere il percorso con amici o familiari. La mancata condivisione nasce da paura, vergogna, senso di non essere compresi e dal peso delle aspettative esterne.
Talvolta la ricerca del figlio biologico diventa il fulcro della vita, sbilanciando la coppia e portando, nei casi più estremi, alla rottura. Altre volte, la coppia resiste e si ridefinisce. Il rischio è che la dimensione biologica venga separata da quella affettiva, trasformando il corpo in un mezzo funzionale, allontanando la coppia dal suo legame profondo.
Il corpo e le emozioni della donna nella PMA
Il corpo femminile è pienamente coinvolto nel percorso di PMA ed è sottoposto a stimolazioni ormonali, esami e interventi che lo rendono dolorante, medicalizzato e spesso privo di quella dolcezza che accompagna l’idea romantica della maternità.
Nella fase del post transfer, la donna sperimenta un’attesa carica di ansia, osservando ogni segnale corporeo in modo quasi ossessivo. Si sente responsabile di ricordare punture e orari, vive con la paura di sbagliare e, in caso di esito negativo, tende a colpevolizzarsi. Questo alimenta una disconnessione crescente tra desiderio e corpo, con vissuti di rabbia e sfiducia: il corpo diventa un nemico, incapace di rispondere alle aspettative.
Quando la donna porta con sé ferite pregresse (malattia oncologica, abusi, disturbi alimentari), il corpo può essere percepito come fonte di dolore, frustrazione e tradimento. Anche il bambino immaginato può trasformarsi in un oggetto conflittuale, perché la sua assenza genera sofferenza e rabbia.
Il corpo e le emozioni dell’uomo nella PMA
Nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita, la sofferenza dell’uomo viene spesso sottovalutata rispetto a quella della donna, benché sia ugualmente profonda e complessa. A differenza della donna, il corpo dell’uomo è coinvolto in modo più marginale, salvo esami diagnostici e, in alcuni casi specifici, interventi come la TESE. Tuttavia, il carico psicologico può essere altrettanto gravoso.
L’uomo soffre non solo per la mancata genitorialità, ma anche per la sofferenza della propria compagna. In questi percorsi può diventare un punto di riferimento affettivo e pratico, aiutandola nella gestione quotidiana della terapia. In alcuni casi si sviluppa un atteggiamento iperprotettivo per contenere la propria ansia e assumere un ruolo nel percorso. Il partner maschile può provare anche un senso di colpa se la problematica di fertilità è attribuita a lui, con una ferita narcisistica legata alla mascolinità e alla virilità
Molti uomini faticano ad esprimere le emozioni e tendono al silenzio, per proteggere la partner dal proprio dolore, ma anche per una cultura che svaluta la fragilità maschile. Questo può generare distanze emotive e fraintendimenti: la donna può interpretare la chiusura come mancanza di partecipazione o di coinvolgimento.
Favorire il dialogo emotivo tra i partner è un obiettivo fondamentale nel supporto psicologico alle coppie: riconoscere il vissuto maschile, accoglierlo e integrarlo, aiuta a rafforzare il legame e affrontare il percorso con maggiore unità.
I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA NEL PERCORSO DI PMA ETEROLOGA
La PMA eterologa consente alla coppia di accedere alla genitorialità grazie alla donazione di gameti esterni (ovociti, spermatozoi o entrambi), in caso di problematiche gravi come assenza di spermatozoi, bassa riserva ovarica, patologie genetiche, età avanzata o dopo fallimenti in PMA omologa. Per molte coppie può rappresentare un’opportunità preziosa, ma anche un percorso emotivamente complesso.
Le coppie spesso partono senza una conoscenza chiara dell’eterologa e hanno bisogno di un supporto informativo su aspetti come la trasmissione epigenetica, la somiglianza col bambino, l’identità genetica e le implicazioni psicologiche. L’eterologa è accolta con maggiore serenità da coppie più informate, consapevoli e con supporti medici e psicologici adeguati.
Dal punto di vista emotivo, la PMA eterologa comporta l’elaborazione di:
- Lutto procreativo naturale
- Lutto genetico individuale
- Lutto generativo della coppia
Se la proposta di eterologa arriva contestualmente alla diagnosi di infertilità, il colpo psicologico può essere doppio. Alcune coppie rifiutano per motivi religiosi o identitari, altre si concedono una pausa per decidere; altre ancora, già provate dal fallimento omologo, accolgono con sollievo la possibilità di riuscita tramite gameti donati.
La transizione da PMA omologa a eterologa può far emergere vissuti di fallimento e senso di estraneità. Il donatore/donatrice viene percepito come un “terzo” che entra nell’intimità della coppia, provocando fantasie di tradimento o esclusione. Questo è particolarmente vero per il partner “portatore del problema”, che può vivere frustrazione, senso di colpa o invidia verso chi mantiene il proprio patrimonio genetico.
La donna può faticare ad accettare l’ovodonazione, per la perdita della continuità genetica, mentre l’uomo tende ad accettarla più facilmente perché la gravidanza della partner gli restituisce il senso di partecipazione. Spesso, si sviluppano ansie legate alla somiglianza e alla sensazione di essere “meno madre”, mitigabili grazie alla comprensione del ruolo dell’epigenetica.
Nella semedonazione, l’uomo può sentirsi ferito nella virilità per la mancata trasmissione genetica, ma anche liberato perché può finalmente contribuire alla genitorialità della compagna senza sentirsi responsabile del suo dolore. In casi di doppia eterologa, la “parità” tra i partner può facilitare l’accettazione, anche se non sempre è semplice immaginare un figlio privo del DNA di entrambi.
In ogni caso, è fondamentale che la coppia non si percepisca come genitori “di serie B” e che sappia cogliere il significato profondo della donazione: una cellula donata che, unita al gamete dell’altro, genera una vita unica e irripetibile, frutto del desiderio condiviso. Questo riconoscimento è la chiave per integrare il bambino nell’identità della coppia e vivere il percorso con senso e pienezza.
Accogliere e riconoscere il bambino che arriva con PMA eterologa: il ruolo dell’Epigenetica
Anche se la PMA eterologa è ormai diffusa, la decisione di concepire un figlio tramite gameti donati rimane emotivamente impegnativa per molte coppie. La rinuncia alla continuità genetica personale può generare paure, dubbi e vissuti profondi che meritano uno spazio condiviso.
Il tema della somiglianza
La somiglianza tocca il tema dell’identità e del mito familiare della trasmissione intergenerazionale di tratti o caratteristiche. Nella PMA eterologa Il donatore può essere vissuto come una “terza presenza” nella coppia, potenzialmente ingombrante. Può emergere anche il vissuto di un genitore di “serie A” (geneticamente legato al bambino) e uno di “serie B”, con minor valore o legame. Alcuni genitori, inoltre, temono che il bambino, già in gravidanza, possa essere percepito come “estraneo”.
In realtà, la somiglianza è spesso simbolica più che genetica: non si basa solo su tratti somatici, ma su gestualità, microespressioni e vocalità acquisite per imitazione (neuroni specchio). Il bambino, crescendo, può “somigliare” ai genitori nel modo di sorridere, muoversi, parlare… indipendentemente dal DNA. Durante la PMA eterologa, comunque, si effettua un match fenotipico tra genitori e donatori per favorire l’integrazione famigliare.
Riflettere sul fatto che ogni bambino è frutto unico del desiderio di quella coppia, al di là della genetica, aiuta a superare il senso di estraneità. Se non affrontati, questi vissuti possono generare nel bambino una sensazione profonda di non piena accettazione. Per questo, la European Society of Human Reproduction and Embryology raccomanda uno spazio psicologico dedicato prima, durante e dopo il trattamento.
Il ruolo dell’epigenetica
L’epigenetica è la disciplina che studia i caratteri che si trasmettono di generazione in generazione ma non hanno sede nella sequenza del DNA. L’epigenetica dimostra che:
- La mamma influisce biologicamente e attivamente sullo sviluppo dell’embrione.
- C’è uno scambio di segnali genetici tra l’endometrio e l’embrione, anche nella fase pre-impianto.
- I microRNA materni modulano l’attivazione dei geni embrionali, contribuendo allo sviluppo fenotipico e neurologico.
Questo significa che il corpo della madre non è solo un “contenitore”, ma partecipa alla costruzione dell’identità biologica del bambino. Alcuni bimbi nati da ovodonazione possono acquisire somiglianze con la madre gestazionale proprio grazie all’imprinting epigenetico.
Il bambino nato da fecondazione eterologa e il racconto della sua origine
Molte coppie che affrontano la PMA eterologa si interrogano se e come raccontare ai figli concepiti tramite donazione di gameti la verità sulle proprie origini, la cosiddetta disclosure.
Gli studi su come affrontare questo discorso coi figli non sono tantissimi, ma la conclusione condivisa a cui si arriva è che è preferibile parlare ai figli nati da donazione (definiti oggi DC- Donor Conceived ) delle loro origini, al momento giusto e nel modo giusto. Il “segreto”, infatti, impedisce l’elaborazione psicologica del percorso, generando distanze nella coppia e nella famiglia. Inoltre, sapere accidentalmente delle proprie origini (tramite medici o terzi) può provocare shock e sfiducia nel rapporto coi genitori.
Studi recenti mostrano benefici concreti nella divulgazione precoce ai figli:
- Bambini informati prima dei 7 anni (preferibilmente entro i 4) vivono relazioni familiari più serene e meno conflittuali.
- Le madri riportano meno ansia e depressione.
- L’apertura rafforza fiducia, autenticità e qualità della comunicazione genitori-figli.
- Come nell’adozione, sapere da subito riduce vissuti negativi come rabbia o senso di inganno.
Sono stati individuati due principali approcci:
- 1. Seed-planting (“Piantare un seme”)
- Usata da circa 2/3 dei genitori.
- La narrazione inizia in modo spontaneo tra i 3-4 anni, in risposta alle domande del bambino sulla nascita.
- L’obiettivo è che il bambino “abbia sempre saputo” e che la donazione non diventi un’informazione drammatica o vergognosa.
- Il racconto è semplice, naturale e commisurato alla capacità di comprensione del bambino, con gradualità.
Questa tecnica evita rotture nella fiducia, favorisce un vissuto sereno e l’integrazione dell’origine nella trama della vita familiare.
- Right-time (“Momento giusto”)
- Scelta da circa 1/4 dei genitori.
- Si attende un’età considerata adatta, tra i 10 e 12 anni, con maggiore maturità cognitiva.
- La disclosure viene vissuta come un evento unico e speciale, in cui si fornisce una spiegazione dettagliata.
- Si teme che raccontare troppo presto possa creare confusione o alienazione.
Alcuni genitori che utilizzano questa strategia ritengono che la personalità e la maturità del bambino influenzino il momento della divulgazione ed altri ritengono necessario che il bambino comprenda il concetto della differenza tra informazioni pubbliche e private. Tuttavia, i genitori che adottano questa strategia esprimono maggiore incertezza.
Indipendentemente dalla strategia scelta, molti genitori cercano un linguaggio adatto all’età; molte coppie trovano difficile identificare esattamente cosa dire ai propri figli nel tentativo di descrivere l’origine biologica del bambino, ma non confondendo il ruolo del donatore e quello del genitore.
Sono stati individuati cinque filoni narrativi, spesso combinati tra loro in base all’età del bambino e alla sensibilità dei genitori:
- Il collaboratore: il donatore è descritto come una persona speciale che ha fatto un “regalo” alla famiglia.
- Pezzi di ricambio: si spiega che uno dei genitori aveva una parte “mancante”, depersonalizzando il donatore come soluzione medica.
- Le famiglie sono diverse: si enfatizza che esistono tanti modi per creare una famiglia, normalizzando la propria esperienza.
- Frutto dell’amore: si sottolinea quanto il bambino fosse desiderato e quanti sacrifici siano stati fatti per averlo.
- Tecnica e dettagli: si racconta la procedura in modo tecnico (es. "Abbiamo usato un ovocita donato").
Indipendentemente dalla strategia scelta:
- In genere le madri tendono a iniziare la comunicazione in età più precoce; i padri preferiscono narrazioni più tecniche.
- La maggior parte dei genitori non ha espresso rimpianto dopo aver fatto disclosure.
- I bambini, nella maggior parte dei casi, accettano serenamente l’informazione. Alcuni chiedono chiarimenti, raramente mostrano tristezza o rifiuto.
- I genitori che inizialmente erano incerti, dopo la divulgazione hanno espresso sollievo.
- Anche chi seguiva la strategia del “momento giusto” ha poi riconosciuto l’importanza di mantenere una narrazione continua, non un singolo evento.
Per riconoscere pienamente il bambino concepito con gameti donati, è fondamentale che la coppia elabori il lutto biologico. Il bambino leggerà la propria storia nello sguardo dei genitori: se quel vissuto è accettato con serenità e amore, il figlio svilupperà un’identità solida e una visione positiva del proprio passato.
SESSUALITÀ, INFERTILITÀ E PMA
La sessualità, componente essenziale dell’identità individuale e della relazione di coppia, subisce profonde trasformazioni nel percorso legato all’infertilità e alla ricerca di un figlio.
Il 10% dei casi di infertilità ha origine psicosessuale, spesso compensata fino alla nascita del desiderio di genitorialità. Cause primarie di infertilità: possono essere vaginismo, disturbi eiaculatori e dell’erezione. Vi sono anche disfunzioni sessuali conseguenti all’infertilità: calo del desiderio, dolori, disturbi ormonali, perdita dell’intimità, anorgasmia da bassa autostima.
La medicalizzazione della sessualità (rapporti mirati, stimolazioni ovariche) genera vissuti di espropriazione dell’intimità ("sex for doctors") e frustrazione emotiva: il sesso perde spontaneità e piacere, diventando un mezzo per concepire, svuotato della sua componente affettiva.
Nella coppia infertile gli insuccessi terapeutici e la lunghezza dell’iter diagnostico creano stress e ansia, terreno fertile per difficoltà relazionali e sessuali.
Nell’uomo si osserva, spesso, calo del desiderio e ansia da prestazione proprio nel periodo fertile della donna, che può sentirsi strumentalizzata sessualmente. Diagnosi come l’azoospermia (assenza di spermatozoi) minano la percezione di sé: gli uomini si sentono “non fecondanti” e vivono impotenza nel 63% dei casi. Le donne spesso reagiscono con rabbia e sensi di colpa.
Nella donna, in generale, possono emergere cali della libido, dolori, difficoltà orgasmiche e sintomi legati all’ansia.
Secondo alcune ricerche gli uomini riportano una soddisfazione sessuale più bassa, mentre le donne mostrano un minore adattamento coniugale, pur mantenendo la qualità sessuale.
Per alcune coppie affidarsi a un Centro PMA può rappresentare un sollievo, liberando i partner dalla pressione del “dover avere rapporti per concepire” e aprendo la porta a una sessualità spontanea e passionale.
Quando la coppia è sostenuta a livello psico-sessuologico, si osserva un miglioramento della comunicazione e dell’intimità: l’elaborazione del lutto procreativo e il rafforzamento del legame permettono di ritrovare una dimensione erotica sana e appagante.
IL SUPPORTO PSICO-SESSUOLOGICO ALLA COPPIA INFERTILE
Il fallimento della procreazione naturale, sia per cause organiche che emotive, genera tensioni relazionali e sessuali che devono essere considerate nella presa in carico della coppia. La decisione di iniziare un percorso di PMA richiede un’attenta analisi dell’adattamento emotivo dei partner e l’offerta di sostegno psicologico per prevenire disturbi come stress, ansia, depressione e disfunzioni sessuali.
Gli studi mostrano l’efficacia del counseling psico-sessuologico nel migliorare l’adattamento emotivo e gli esiti dei trattamenti.
Obiettivi della psicoterapia nella coppia infertile:
- Normalizzare le emozioni vissute
- Migliorare la comunicazione e la connessione affettiva
- Rivalutare la forza della coppia oltre la genitorialità
- Facilitare le decisioni sul percorso (PMA, adozione, piano B)
- Ristrutturare il vissuto di “fallimento reciproco”
- Elaborare il lutto della mancata genitorialità biologica
- Recuperare il senso di protagonismo nel proprio cammino
È necessario inserire una valutazione sessuologica nel percorso, affrontando con delicatezza eventuali sintomi sessuali e favorendo un’espressione libera del desiderio. L’anamnesi sessuologica deve integrare aspetti:
- Medici: ginecologici, andrologici, endocrinologici
- Psicologici: relazione tra infertilità e sintomi sessuali
- Affettivi: dinamiche di coppia e vissuti soggettivi
Solo una visione integrata mente-corpo consente di fornire un vero supporto ed accompagnamento alle coppie che affrontano l’infertilità e il percorso di PMA.
La Gravidanza dopo la PMA
Dal punto di vista medico, la gravidanza da fecondazione assistita è generalmente simile a quella naturale. Tuttavia, a livello psicologico, l’esperienza dell’infertilità e del percorso PMA incide profondamente sul vissuto della gestazione e sulla transizione verso la genitorialità.
Le reazioni alla gravidanza che arriva dopo PMA possono essere molto diverse tra loro:
- Condivisione entusiasta del risultato come riscatto sociale e personale
- Protezione dell’intimità e bisogno di elaborare il passato
- Ansia e disinvestimento dalla sessualità nei primi mesi
La gravidanza può essere vissuta con forte tensione emotiva, ipervigilanza o evitamento, per la paura di perdere un “bene” tanto desiderato.
Dal punto di vista materno, la gravidanza viene, spesso, vissuta in modo più medicalizzato e con maggiore bisogno di rassicurazioni; persiste un senso di inadeguatezza e ipervigilanza e l’immaginazione materna è spesso centrata su aspetti medici e fisici, con difficoltà nel generare fantasie affettive. Possono svilupparsi sentimenti ambivalenti e il vissuto della felicità “data per scontata”, con la difficoltà a lamentarsi, anche a causa di una certa idealizzazione sociale per cui non si avrebbe il diritto di provare altri sentimenti oltre alla gioia perché si è ottenuto finalmente ciò che si è sempre desiderato.
Il passaggio da “donna infertile” a “donna incinta” può essere complesso e richiedere tempo. La brusca transizione impone una rielaborazione dell’identità e un nuovo posizionamento psichico nel ruolo materno. In alcuni casi il successo medico è vissuto come esterno, generando svalutazione di sé e difficoltà nell’investimento emotivo sulla gravidanza e sul bambino. Alcune donne utilizzano l’evitamento come meccanismo di difesa inconscio per proteggersi dalla paura di perdere il bambino, evitano il pensiero della gravidanza e faticano ad entrare in relazione con lui durante il periodo della gestazione (“attaccamento condizionato”). Fattori protettivi sono il supporto del partner, il sostegno psicologico e la presenza di una rete sociale solida.
Col progredire della gestazione, l’attaccamento prenatale tende a rafforzarsi.
L’esperienza dolorosa dell’infertilità potrebbe impattare anche sullo stile genitoriale post nascita:
- Possibile iperprotezione e ansia genitoriale
- Elevate aspettative su sé stessi come genitori
- Rischio di influenzare negativamente lo sviluppo emotivo del bambino
In modo interessante, il percorso PMA e l’arrivo della gravidanza possono rafforzare il legame di coppia, che ha attraversato insieme un percorso intenso.
Il lutto perinatale nell'Infertilità
Il lutto perinatale — perdita del bambino durante gravidanza, parto o primi giorni di vita — è tra i più complessi perché mescola la perdita di una vita appena iniziata con il crollo delle speranze e dei sogni. Quando avviene in seguito a un percorso di PMA, il dolore si amplifica e può sfociare in un lutto complicato (complicated grief), cioè bloccato, non elaborato, che può emergere anche anni dopo.
Questo doppio lutto (infertilità + perdita) può disintegrare l’identità personale, di coppia e genitoriale.
Le reazioni al lutto e le complicazioni psicologiche possono essere diverse:
- Disturbi psichici o psicofisici che emergono nei mesi successivi
- Ansia, depressione, pensieri suicidi, isolamento
- Rischio di depressione post partum in caso di gravidanza successiva
- Tendenza a ripartire subito con nuovi tentativi PMA, senza concedersi il tempo e lo spazio della perdita
Senza un accompagnamento adeguato, questo dolore può trasformarsi in trauma irrisolto.
Le persone che vivono questo tipo di lutto devono sentirsi riconosciute come genitori, anche solo di quel figlio immaginato, invisibile ma profondamente sentito. Hanno bisogno di contenimento, di essere ascoltate, e di uno spazio in cui quel vuoto venga nominato. La letteratura è carente e gli operatori spesso non sono adeguatamente formati per affrontare questi lutti stratificati.
POLIABORTIVITA’ E VISSUTI EMOTIVI
L'aborto spontaneo rappresenta la complicazione più comune di una gravidanza e consiste nella perdita precoce del feto, prima della sua potenziale ed autonoma sopravvivenza (< 20 settimane). Si possono distinguere tre tipi di aborto:
- Occasionale: una perdita precoce comune (15–20% delle gravidanze), legata a malformazioni cromosomiche; solitamente isolata e non compromette gravidanze future.
- Ripetuto: due episodi consecutivi prima della 20ª settimana; riguarda circa l’1% delle coppie in età fertile.
- Ricorrente / Poliabortività: almeno 3 episodi consecutivi; si effettua uno screening già dal secondo episodio. Incidenza stimata tra l’1 e il 2%, con rischio crescente di nuove perdite.
Le cause più comuni includono: genetiche, malformazioni uterine, infezioni, tossine, trombofilie, disfunzioni neuro-immuno-endocrine, età materna.
Dal punto di vista psicosomatico le funzioni immunitarie sono sotto l'influenza di vari fattori psichici, tanto che le donne affette da poliabortività presentano più frequentemente rispetto alla popolazione normale alterazioni emozionali e psicologiche che, insieme ai fattori biologici, possono essere considerate una concausa di patologia.
L’aborto rappresenta un trauma, accentuato dalla perdita del controllo sulla propria procreazione, e genera senso di colpa, vergogna e perdita del ruolo femminile, infelicità, ansia e depressione.
Tra i fattori psicogeni predisponenti, come dimostrato da diversi studi vi sono depressione, stress cronico e conseguenti alterazioni immunitarie.
Tra i fattori psicologici conseguenti ricordiamo senso di lutto, meccanismi difensivi di fuga dal dolore, percezione di fallimento, senso di inadeguatezza, ansia e depressione, senso di colpa, perdita di auto-controllo, sintomi del Disturbo Posta Traumatico da Stress.
Un corretto approccio al problema deve prevedere un intervento integrato:
- Valutazione dei livelli individuali di stress e depressione
- Supporto psicologico e/o psicoterapeutico in fase pre-concezionale
- Monitoraggio emotivo e interventi affiancati a immunoterapia
I vissuti emozionali della coppia che sperimenta la poliabortività
L’aborto non riguarda solo la donna: nella poliabortività, entrambi i partner vivono dolore, delusione e una ferita che si riapre ciclicamente. La ricerca di spiegazioni cliniche può portare all’attribuzione di colpa reciproca e alla rottura del dialogo emotivo. Ciò può generare blocchi psicologici, disallineamento nel dolore e destabilizzazione relazionale.
Ci possono essere differenze di genere nella risposta emotiva alla poliabortività, che possono ostacolare l’elaborazione condivisa della perdita:
- Le reazioni maschili sono spesso meno espresse, più rapide nel recupero, ma comunque significative
- Il dolore del padre cresce con il legame visivo col feto (es. ecografie)
- L'uomo vive anche la sofferenza della compagna e un senso di impotenza, spesso non riconosciuto dalla società
- Strategie maschili comuni di coping sono: evitamento, incremento dell’impegno professionale, negazione emotiva
- La donna tende ad essere più emotiva, rimuginante e depressa, con un bisogno maggiore di espressione
- La sofferenza fisica dell’aborto (ospedalizzazione, interventi) è vissuta solo dalla donna. L’uomo è spettatore impotente, il che accentua il divario emotivo.
L'aborto spontaneo ricorrente e le tecniche di PMA La perdita di un bambino concepito tramite PMA è ancora poco esplorata ma altamente impattante. L'infertilità e l'aborto spontaneo sono eventi associati entrambi a dolore acuto e distress inter e intra-personale, ma ciò che deve essere ancora determinato è l'impatto e il significato dell'aborto nelle donne infertili a seguito di PMA.
Da alcuni studi sono emersi temi importanti nelle coppie, come il bisogno di confronto con persone simili, la necessità di uno staff medico empatico, il sollievo dato da rituali simbolici e dal riconoscimento del bambino mai nato, la pianificazione del futuro come ancora di salvezza. Fattori stressanti percepiti sono le pressioni sociali, le domande indiscrete, la minimizzazione del dolore
Tra le reazioni comuni:
- Shock, senso di rottura, abbandono del trattamento PMA
- Senso di impotenza e di ingiustizia
- Ansia, isolamento, evitamento sociale
- Paura della gravidanza futura e disinvestimento emotivo
- Colpa e responsabilità introiettate
Si evidenzia la necessità di un supporto psicologico e clinico mirato, soprattutto per chi affronta aborti multipli in un contesto di infertilità.
La poliabortività e una successiva gravidanza
Una storia di aborti pregressi può influenzare profondamente le gravidanze successive, generando vissuti emotivi complessi e reazioni non sempre uniformi.
Ansia e depressione
- L’ansia specifica da gravidanza, legata alla paura di perdere nuovamente il bambino, è molto diffusa (64.7%). È più intensa nel primo trimestre
- Le donne con aborti precedenti sono più a rischio di depressione post-partum
👶 Attaccamento pre-natale e post-natale
- Minore attaccamento prenatale rispetto alle primipare: L’eccessiva ansia può ostacolare il legame con il feto
- I figli nati dopo aborti ripetuti mostrano più vulnerabilità psico-fisica
- Il lutto non elaborato può essere associato ad attaccamento disorganizzato, con impatto sulla relazione madre-figlio
Intervallo tra perdita e nuova gravidanza
- Intervalli brevi (<12 mesi) sono associati ad aumento di sintomi depressivi e rischio di PTSD
- Intervalli lunghi non sempre facilitano l’adattamento.
- Un’elaborazione adeguata del lutto è fondamentale prima di un nuovo concepimento
Vissuti emotivi nella donna
- Le esperienze di gravidanza si sommano nella psiche, anche quando il bambino non nasce
- Il nuovo concepimento è influenzato da sentimenti di colpa, vulnerabilità e paura
- La donna monitora intensamente il corpo e i sintomi, vive un misto di speranza e scetticismo
- Alcune mantengono un distacco difensivo (“un piede dentro, uno fuori”)
Vissuti nel padre
- Maggiore attenzione ai movimenti fetali e al benessere della compagna
- Riconoscimento della fragilità del processo gestazionale.
- Le ricerche su questo tema restano ancora scarse
Gli interventi psicologici per la poliabortività
La poliabortività è un disturbo riproduttivo con forte impatto emotivo e relazionale, che richiede approcci differenziati:
I clinici (ostetriche, ginecologi, psicologi) dovrebbero confrontarsi con i problemi legati alla gestione degli aspetti psicologici dell'aborto ricorrente, su una scala che va da un "semplice" supporto emotivo a interventi psicoterapeutici veri e propri.
E' possibile evidenziare alcune linee guida, derivate dalla letteratura sull'infertilità e sull'aborto, di cui il personale clinico dovrebbe tener conto:
- Trattamento e accoglienza: evitare ambienti inappropriati e garantire empatia
- Riconoscimento del vissuto: esplicitare la difficoltà del percorso e favorire la comunicazione emotiva
- Fornire informazioni chiare e pianificare il percorso
- Indicare la possibilità di supporto psicologico/psichiatrico in caso di sintomi persistenti o gravi
Il supporto psicologico deve essere integrato con quello medico per offrire un accompagnamento coerente e personalizzato alla coppia.
Una nuova gravidanza dopo una storia di poliabortività: interventi e supporto
Rassicurazioni mediche
- La richiesta costante di conferme sul benessere fetale da parte dei genitori non segnala diffidenza verso il medico, ma è espressione di ansia profonda.
- Madri e padri mostrano ipervigilanza verso i movimenti fetali
- Le visite prenatali sono un momento utile per sondare l’emotività della coppia. Il medico può aiutare la donna a interpretare i movimenti fetali come variazioni fisiologiche del sonno-veglia.
- Se la paziente è in ansia, è consigliabile invitarla in ospedale per verifiche oggettive, soprattutto se ha vissuto segnali ignorati nella gravidanza precedente
Supporto psicologico prenatale e gestione dell’ansia
- Il supporto psicologico è tanto importante quanto quello medico. È essenziale che i genitori riconoscano il nuovo bambino come individuo distinto rispetto ai figli precedentemente persi. Parlare apertamente del lutto e dei bambini scomparsi può aiutare nella costruzione di una nuova identità genitoriale
Tra le strategie cliniche consigliate per la gestione dei sintomi ansiosi vi possono essere:
- Immaginazione guidata e problem solving contro l’ansia
- Diario di gravidanza per rielaborare emozioni e pensieri
- Gruppi di supporto per favorire normalità, crescita personale e legame con il bambino atteso
Quando la coppia dice “Basta”: supporto all’elaborazione della mancata genitorialità biologica
Quando la coppia decide di non proseguire il percorso di PMA e di ricerca di un figlio biologico, si trova davanti a una decisione difficile e dolorosa. La rinuncia alla genitorialità biologica è un vero lutto psichico
Per accompagnare le coppie in questa fase delicata è importante che il clinico:
- Faciliti rituali di separazione e memoria per lasciar andare una perdita, seppur “intangibile”
- Accompagni la coppia nell’elaborare la fine di un sogno condiviso
- Sostenga il riscoprire risorse relazionali e alternative (come adozione, affidamento)
- Aiuti i pazienti a vedere una vita piena anche senza figli e a riorientare la propria esistenza.
In alcuni casi, il desiderio profondo di maternità può portare la coppia verso una crisi: una gestione sensibile e calibrata può essere decisiva per il benessere di entrambi.
PMA e contesto legale in Italia
La Legge 40 e lo stato dell’arte
La legge 40/2004 regola la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), inizialmente con forti limitazioni, in parte modificate dalla Corte costituzionale.
- Finalità della legge: permette il ricorso alla PMA solo quando altri metodi terapeutici non risultano efficaci.
- Tutela di tutti i soggetti coinvolti: garantisce i diritti della coppia e del concepito.
- Divieto di fecondazione eterologa: originariamente vietava l’uso di gameti esterni alla coppia (PMA eterologa), ma tale restrizione è stata eliminata nel 2014 con una sentenza della Corte costituzionale.
- Accesso alle tecniche: riservato a coppie di sesso diverso, maggiorenni, coniugate o conviventi e in età fertile.
- Principio della gradualità: le tecniche devono essere applicate con il minor grado di invasività possibile.
- Consenso informato: richiede che la coppia riceva tutte le informazioni necessarie prima di procedere.
- Limiti alla ricerca sugli embrioni: in origine vietava la sperimentazione e la selezione degli embrioni, ma alcune restrizioni sono state superate da sentenze successive.
L’Italia resta tra i Paesi europei con normative più restrittive, soprattutto per PMA eterologa e ricerca sugli embrioni. Il tema suscita ampie discussioni, in particolare per donne single e coppie omosessuali escluse dal diritto alla PMA. Recentemente, ad esempio, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che impediva alla madre non gestante di riconoscere il figlio alla nascita. Tuttavia, ha confermato il divieto di accesso alla PMA per le donne single, rimandando la decisione al Parlamento.
Tra i temi più discussi:
- Il turismo riproduttivo: molte persone si rivolgono a strutture estere per accedere a tecniche vietate in Italia.
- Le disparità economiche, poiché l’accesso dipende spesso dalle risorse finanziarie
- La questione di una maggiore inclusività e la necessità di una revisione della legge
PMA nei nuovi LEA
Dal 2017, la PMA rientra tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Ciò consente l’accesso garantito fino a 46 anni di età della donna, per un massimo di 6 cicli, con criteri uniformi nazionali. Di fatto, però, permangono forti disparità regionali e tempi di attesa lunghi. Il Decreto Tariffe ha cercato di omogeneizzare costi e cicli, ma la distribuzione dei centri PMA resta sbilanciata (Nord più coperto). Inoltre, la PMA eterologa ostacolata dalla dipendenza da donatori esteri e dall’assenza di una banca gameti centralizzata
PMA e donne single
La legge esclude le donne single dalla PMA, spingendo molte verso l’estero, dove le legislazioni più permissive permettono loro di accedere alle tecniche con donazione di spermatozoi, fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione. Una volta completata la procedura, tornano in Italia per portare avanti la gravidanza e partorire.
Per chi non può o non vuole recarsi all’estero, alcune donne scelgono di affidarsi a canali non regolamentati, con evidenti rischi sanitari, legali ed economici.
La sentenza 69/2025 ha confermato il divieto, ritenendolo non contrario alla Costituzione. La Corte rimanda una possibile apertura al Parlamento, riconoscendo il vuoto legislativo da colmare
PMA e coppie LGBTQIA+
La sentenza 68/2025 ha riconosciuto il diritto della madre intenzionale (non gestante) a essere genitrice fin dalla nascita del bambino. Questo supera il vincolo biologico e tutela meglio i diritti del minore, eliminando il lungo iter giudiziario per il riconoscimento della famiglia omogenitoriale
Resta ancora aperta la questione dell’accesso alla PMA per le coppie LGBTQIA+, escluso dalla legge attuale.
PMA post mortem
L’uso della PMA dopo la morte del partner solleva questioni etiche e giuridiche complesse. La Legge 40/2004 vieta l’accesso alla PMA se uno dei partner è deceduto, ma la giurisprudenza ha aperto eccezioni.
Interpretazioni giurisprudenziali:
- La sentenza n. 13000/2019 ha chiarito che, se il partner defunto ha lasciato consenso esplicito e non revocato all’uso del proprio materiale genetico crioconservato, la PMA post mortem è legittima
- Si distingue tra:
- Accesso alla tecnica (che resta vietato senza entrambi i partner vivi)
- Tutela del nato, che prevale e garantisce pieno riconoscimento giuridico
- L’attribuzione del cognome paterno è possibile anche se la nascita avviene oltre i 300 giorni dalla morte del padre, se vi è volontà procreativa espressa
- La PMA effettuata all’estero deve comunque garantire al nato i diritti previsti dal diritto italiano
- In caso di embrioni già formati prima del decesso, alcune interpretazioni ritengono l’impianto compatibile con la legge, valorizzando l’autodeterminazione
PMA post separazione/divorzio
La sentenza n. 161/2023 ha affrontato il caso di una coppia separata, dove l’uomo ha tentato di revocare il consenso all’impianto post-divorzio.
I principi affermati dalla Corte sono stati:
- Il consenso alla fecondazione non è revocabile dopo la formazione dell’embrione
- La tutela della salute psicofisica della donna e la dignità dell’embrione prevalgono sulla volontà dell’uomo di rinunciare alla paternità
La Corte ha riconosciuto il bisogno di un aggiornamento normativo, ma ha confermato la costituzionalità della Legge 40. La complessità del dibattito cresce in un contesto dove il 40% delle coppie si separa entro 5 anni e otre il 20% ricorre alla PMA
Doppia eterologa, embrio-donazione e embrio-adozione
Sono tecniche di PMA non previste dalla normativa italiana, ma diffuse in altri Paesi.
- Doppia eterologa: donazione sia di ovociti che spermatozoi
- Embrio-donazione: trasferimento di embrioni creati da gameti donati
- Embrio-adozione: utilizzo di embrioni crioconservati da altre coppie
Attualmente, in Italia, queste tecniche non sono consentite: gli embrioni congelati possono essere usati solo dalla coppia che li ha prodotti. Questo ha creato banche di embrioni inutilizzabili, spingendo le cliniche a fecondare pochi ovociti. In Paesi come la Spagna, la normativa è molto più flessibile: consente donazione, ricerca scientifica sugli embrioni o interruzione della loro conservazione; per questo molte coppie italiane si recano all’estero per accedere a queste tecniche
GPA- Gestazione Per Altri
La GPA, detta anche maternità surrogata, consente a persone che non possono affrontare una gravidanza (per motivi medici, anatomici o legati all’orientamento sessuale) di diventare genitori grazie a tecniche di procreazione assistita.
Si possono distinguere:
- GPA tradizionale: la gestante fornisce anche l’ovulo, ed è madre biologica
- GPA gestazionale: la gestante non ha legame genetico con il bambino, l’embrione è creato in laboratorio con gameti esterni
Sul piano giuridico si distinguono:
- GPA commerciale: prevede un compenso economico per la gestante
- GPA altruistica: ammessa in alcuni Paesi europei, non prevede retribuzione, solo rimborso spese
In Europa, 12 Paesi consentono la GPA altruistica. Altri, come USA, Russia, Ucraina, ammettono anche quella commerciale con regole di tutela per le donne coinvolte.
Secondo la normativa italiana e gli sviluppi recenti la Legge 40/2004 vieta ogni forma di GPA, con sanzioni penali. La Legge 169/2024 estende il divieto anche alla GPA realizzata all’estero da cittadini italiani, con pene fino a 2 anni e multe fino a 1 milione di euro. Questo ha alimentato il fenomeno del turismo riproduttivo e il dibattito sui diritti delle famiglie arcobaleno
Il concetto di “reato universale” è stato usato politicamente, ma la GPA non rientra tra i crimini internazionali riconosciuti come tali (es. genocidio, tortura)
Argomentazioni a favore della GPA
- Diritto alla genitorialità per chi non può affrontare una gravidanza
- Autodeterminazione femminile e libertà corporea
- Solidarietà e altruismo nei legami personali
- Regolamentazione come garanzia di tutela sanitaria e legale
- Inclusività verso modelli familiari non tradizionali
🚫 Argomentazioni contro la GPA
- Rischio di mercificazione del corpo femminile
- Disuguaglianze sociali, con gestanti provenienti da contesti vulnerabili
- Effetti psicologici sulla gestante e sul bambino
- Riduzione della maternità a una prestazione contrattuale
- Incertezza giuridica e rischio di crisi identitaria per il nato
PMA in Italia e all'estero
Italiani che fanno PMA in Italia vs all’estero: vissuto emotivi e differenze
Affrontare la PMA è un percorso profondamente emotivo, segnato da fragilità e aspettative, oltre che difficoltà burocratiche.
In Italia la normativa è abbastanza rigida, fortemente influenzata dalla Legge 40/2004), anche se parzialmente ammorbidita. Ciò può generare nelle coppie vissuti emotivi di frustrazione, sfiducia, senso di ingiustizia e il percorso burocratico e medico è spesso faticoso.
Per questo motivo, nonostante la presenza di Centri d’eccellenza in Italia, molti italiani decidono di rivolgersi a centri all’estero (es. Spagna, Grecia o Repubblica Ceca), dove l’accesso alle tecniche è più ampio.
All’estero vi è maggiore accessibilità alle tecniche e trattamenti più personalizzati, ma il costo, la logistica e l’assenza della rete familiare sono fattori di stress. Le coppie vivono una sorta di “esilio volontario” che, per alcune, genera complicità, per altre solitudine e senso di abbandono
Italiani residenti all’estero che fanno PMA in Italia: tra radici e desiderio di appartenenza
La scelta di molti italiani residenti all’estero di fare PMA nel loro paese di origine è guidata da motivi affettivi, pratici e identitari:
- Maggior fiducia nel sistema sanitario italiano
- Radici culturali e linguistiche come fattori rassicuranti
- Costo inferiore, se coperto dal SSN
- Desiderio di riconoscimento legale del progetto genitoriale
- Senso di appartenenza e famiglia come pilastri emotivi
L’offerta di PuntoF per italiani all’estero
PuntoF è un centro clinico multidisciplinare con sede a Roma che offre:
- Assistenza medica, psicologica, sessuologica e nutrizionale
- Videoconsulenze e accompagnamento a distanza
- Collaborazioni con cliniche estere (Spagna, Grecia, Austria, USA)
- Coordinamento tramite piattaforma per riunioni internazionali
Inoltre, il progetto “My Fertility Italian Holiday” prevede pacchetti per unire vacanza e trattamenti di PMA in Italia. Il primo contatto avviene da remoto con interpreti multilingue; successivamente il soggiorno e i trattamenti vengono gestiti interamente dal Centro con supporto medico ed emotivo costante e personalizzato.
Racconti emotivi: la voce dei pazienti e degli specialisti
Bibliografia, filmografia e letture consigliate
- Seibel MM, Taymor ML. Emotional aspects of infertility. Fertil Steril 1982; 37:137-45
- Jain K, Radhakrishnan G, Agrawal P. Infertility and psychosexual disorders: relationship in infertile couples. Indian J Med Sci 2000; 54:1-7. 11.
- Berger DM. Impotence following the discovery of azoospermia. Fertil Steril 1980; 34:154-6
- Rossella E. Nappi, Patrizia Vaccaro, Alessia Fignon, Manuela Piccinino, Maria Luisa Masanti, Franco Polatti, Il counselling psico-sessuale nella coppia infertile, Riv. It. Ost. Gin. - Vol. 3
- Wischmann T, Kentenich H. “A Couple Who Cannot Conceive: Coping with Infertility”, 2017.
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